I deputati incollati al seggio: non vogliamo Draghi al Colle

Ott 1, 2021

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    A ncora niente green pass, insieme all’emergenza Covid archiviato il termoscanner, il Palazzo desolato è sospeso tra le ultime battute della campagna elettorale per le amministrative e l’approssimarsi della partita per il Quirinale. I giochi li ha iniziati Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo Economico, vice di Matteo Salvini, anima draghista e governista della Lega. Con un’intervista torrenziale a La Stampa ha già lanciato la volata a Mario Draghi. Sull’ipotesi di mandare il premier sul Colle più alto gli ha pure fatto eco Renato Brunetta, ministro forzista della Pubblica amministrazione. La suggestione affascina anche Giuseppe Conte, leader del M5s, che ha fretta di andare a votare nei primi mesi del 2022, dato che il trasloco di Draghi da Chigi potrebbe aprire la strada alle elezioni anticipate.

    Risponde a Conte un deputato M5s al primo mandato. Uno di quelli che teme di non raggiungere i quattro anni, sei mesi e un giorno utili a far scattare la pensione da parlamentare. Chiede l’anonimato ma in cambio è molto sincero. «Conte non ha capito che in Parlamento nessuno vuole andare a votare, soprattutto quelli che aspettano di maturare la pensione». Chiediamo quando scatterà il suo assegno. «Forse a giugno», la risposta. «Ti pare che, se andiamo a votare a febbraio, la perdo per quattro mesi?» La questione è trasversale e tocca tutti i partiti. Ma il M5s è talmente spaccato che c’è già chi agita il simbolo di «una donna alla Presidenza della Repubblica» per disinnescare la mina delle urne.

    Stefano Ceccanti, deputato del Pd, costituzionalista, la mette giù che più chiara non si può. «La soluzione di Draghi al Quirinale è una cosa da escludere completamente, non si può chiedere ai parlamentari di suicidarsi, non ha senso», spiega cristallino. È un’impresa al limite dell’impossibile quella di trovare qualcuno disposto ad accogliere la proposta di eleggere l’attuale premier al posto di Sergio Mattarella.

    Dai giallorossi al centrodestra, c’è Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, inamovibile. «Io al Quirinale voto Berlusconi anche se lui non corre oppure se lui non vuole». «Consiglio di fare così anche a Brunetta», la conclusione velenosa. Il cortile di Montecitorio è un catino luminoso e solitario. Tra i corridoi un deputato del Misto, a taccuini chiusi, tratteggia scenari. «Draghi si candida a fare il leader del centrodestra, ti faccio vedere», dice speranzoso. L’idea generale è che le fughe in avanti dei leader non sortiranno alcun effetto. Troppo forte il potere di condizionamento del Parlamento, che sulla battaglia per scegliere l’erede di Mattarella aspira quasi a una rivalsa, dopo aver perso centralità con la crisi del Coronavirus.

    Con il Transatlantico chiuso e una sua parte adibita ad Aula per favorire il distanziamento, il cuore della democrazia ora ha le sembianze della periferia dell’Impero. Da Forza Italia il deputato pugliese Mauro D’Attis racconta un aneddoto: «A 23 anni ebbi l’onore di conoscere Cossiga, gli diedi un mio bigliettino da visita con su scritto Consigliere comunale di Brindisi, lui mi disse di correggerlo e di aggiungere pro tempore, questo vuol dire che non bisogna affezionarsi alle cariche, il mio sogno è Berlusconi, ma non mi spaventa il voto».

    Chi non se la sente di bocciare subito Draghi al Colle prende tempo. Nonostante l’outing di Giorgetti e le indiscrezioni su un Salvini a cui non dispiacerebbero le elezioni, temporeggia Claudio Durigon, deputato leghista, da poco costretto alle dimissioni da Sottosegretario all’Economia, travolto dal caso del parco di Latina che avrebbe voluto intitolare ad Arnaldo Mussolini. «Mi sembra presto per parlare del Quirinale – racconta al telefono – e farlo soprattutto in piena campagna elettorale per le amministrative». Mentre è in visita a un’azienda nel Lazio aggiunge: «Il problema non è Draghi, sono i politici, comunque mi sembra anche inopportuno a livello istituzionale parlarne, dato che adesso c’è Mattarella». In pochi credono al governo di transizione fino al voto nel 2023, uno scenario che eviterebbe le elezioni se Draghi diventasse presidente della Repubblica.

    «Il Parlamento non destabilizza se stesso», commenta ancora Ceccanti. I parlamentari disorientati confidano nel Mattarella bis. «Questa possibilità la vedo ancora realizzabile e francamente troverebbe il mio consenso», ragiona Martina Parisse, deputata di Coraggio Italia, il movimento di Toti e Brugnaro. Federico Fornaro, capogruppo di Leu alla Camera, ricorre alla «metafora ciclistica». «Per vincere una volata come quella del Quirinale non bisogna scattare né troppo presto né troppo vicini all’arrivo ma al momento giusto», argomenta. Mattia Crucioli, senatore ex grillino de «L’Alternativa c’è», rivendica la sua posizione eccentrica. «Draghi al Quirinale sarebbe uno scandalo, ma allo stesso tempo penso che si debba andare a votare subito». Non ha paura di non essere rieletto? «I tacchini a Natale sono gli altri, non io». Ma tutti i tacchini vogliono salvarsi la pelle.


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