I partiti alla ricerca del compromesso impossibile

Nov 15, 2021

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    Il beau geste di Enrico Letta, che ha chiesto un patto tra i leader di maggioranza sulla manovra («un’assunzione di responsabilità» per evitare «un Vietnam parlamentare»), non cambia la natura dell’esecutivo e dei partiti che lo sostengono. Perché, nonostante la disponibilità manifestata da Forza Italia, Lega e Italia Viva, le posizioni in campo sono troppo distanti per arrivare a una sintesi che non finisca per scontentare nessuno.

    Ad esempio, sull’utilizzo degli 8 miliardi destinati alla riduzione della pressione fiscale è difficile immaginare una conciliazione visto che le risorse sono insufficienti per finanziare più misure producendo effetti tangibili. Forza Italia e la Lega, su questo punto, sono favorevoli a un intervento sull’aliquota Irpef del 38% e a una trasformazione dell’Irap in sovraimposta Ires (soluzione che salverebbe gli autonomi dalla tassa). La Lega, inoltre, ha presentato un emendamento al decreto fiscale per ripristinare la flat tax al 15% per gli autonomi con ricavi da 65.001 a 100mila euro prevista dalla manovra 2019 per il 2020 e poi accantonata. Pd e M5s sono fondamentalmente dall’altra parte della barricata perché vorrebbero che la riduzione si concretizzasse in un taglio del cuneo fiscale, misura che privilegia i redditi medio-bassi a differenza di flat tax e limatura dello scaglione del 38% che occhieggiano al ceto medio. Insomma, anche a volerlo trovare il punto d’incontro è tendente all’infinito come quello delle rette parallele.

    Bisognerebbe poi stendere un velo pietoso sulla questione delle cartelle (che attiene al decreto fiscale). La Lega, Forza Italia e, in questo caso, pure i pentastellati sono favorevoli alla predisposizione di un ventaglio di soluzioni che agevolino i contribuenti colpiti dalla crisi Covid nel pagamento dei debiti verso l’Agenzia delle Entrate. Il Carroccio ha già predisposto un «treno» di ipotesi per cercare sponde nella maggioranza: si va dalla rottamazione quater (che piace a tutti) fino alla riapertura delle definizioni agevolate precedenti per tutti sia nella versione universale che in quella destinata ai soli decaduti per salto delle rate. Il Partito democratico e Italia Viva sono, invece, favorevoli a un allungamento delle scadenze troppo concentrate (il 30 novembre è in arrivo una gragnuola di rate per i «decaduti» desiderosi di non perdere il beneficio) e a un ammorbidimento degli invii delle cartelle sospese.

    Un altro scoglio sarà l’atteggiamento da tenere sul reddito di cittadinanza dove potrebbe formarsi la «maggioranza alternativa» che ha già mandato il governo sotto sulla questione giustizia. Forza Italia, Lega, Italia Viva e all’opposizione Fratelli d’Italia intendono tagliare consistentemente il sussidio grillino per recuperare risorse da destinare ad altri capitoli. Finora il partito di Letta è stato l’unico garante della misura grillina (visto lo scompaginarsi delle truppe parlamentari M5s per le note beghe interne): un’ulteriore stretta potrebbe compromettere la creazione del «campo largo» ideato dall’ex premier pisano.

    Ultimo ma non meno importante è il Superbonus 110% la cui fruizione è stata resa disagevole dal nuovo dl Antifrodi, suscitando le ire di Cinque stelle e Lega nonché le perplessità di Forza Italia e le rimostranze di Fdi dall’esterno. Dire «assunzione di responsabilità» è facile, produrre atti concreti molto di meno.


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