I tempi diversi della politica e degli affari

Ago 5, 2022

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Che Ita sia l’erede di Alitalia non si può dire, è vietato: la Commissione Ue ha autorizzato la nuova compagnia proprio a condizione che non ci fosse alcuna continuità con la vecchia. Di lì il cambio di nome e livrea. Quello che però non è mutato è il forte legame della «compagnia di bandiera» con la politica. Come avvenne nel 2008, quando il governo Prodi cadde prima di chiudere la cessione di Alitalia ad Air France, e l’operazione saltò in attesa delle elezioni anticipate, così 14 anni dopo il governo Draghi è caduto proprio sul rettilineo finale della cessione alla cordata Msc/Lufthansa. Che non convince Giorgia Meloni e che quindi non s’avrebbe da fare. Sul rapporto storico tra Alitalia e politica si possono scrivere libri (e ce ne sono). Quello che resta difficile da accettare, in un’economia capitalista, è che le scelte strategiche di una società di servizi quale è un’azienda di trasporto aereo, dipendano dalle maggioranze politiche. Come se lo sviluppo del traffico aereo dei prossimi anni dipendesse dalle diverse maggioranze di governo che si formano adesso. Nel caso di Ita, poi, si è sempre saputo che la strada sarebbe stata molto stretta e che la presenza dello Stato doveva essere transitoria. Se dunque esiste un consiglio d’amministrazione che gestisce le alleanze della società, l’azionista dovrebbe adeguarsi, forte dell’indirizzo a suo tempo fornito al management. Se non avviene così, se anche di fronte a una cessione che è obbligata si sollevano questioni politiche, è perché i due campi non riescono a restare distinti. E a pagarne il costo sono sempre i cittadini italiani ai quali, in questi ultimi 20 anni, la crisi di Alitalia è costata la bellezza di 13 miliardi di euro. Quante scelte alternative di politica economica avrebbero potuto essere finanziate con queste risorse? La stessa Ita continua a costare cara ai contribuenti, circa 2 milioni al giorno fino a oggi. Per cui sarebbe un vero peccato che l’operazione Lufthansa saltasse per una questione di mesi. È evidente che i tempi della politica siano diversi e spesso incompatibili con i tempi del capitale. Quelli delle elezioni richiedono le liturgie della democrazia; quelli degli affari seguono le strette di mano e valori che hanno sempre una data di scadenza. È naturale che sia così. Ma il criterio per scegliere da che parte stare dovrebbe essere uno solo: l’interesse dei cittadini.


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