I trucchi della Francia per respingere i clandestini prima dell’ingresso

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La Francia ha deciso di rimpatriare almeno 44 dei 234 migranti sbarcati dalla Ocean Viking venerdì scorso. Ad annunciarlo martedì è stato, nel corso di un intervento all’Assemblea Nazionale, il ministro dell’Interno Gerald Darmanin. I migranti in questione per la verità non sono mai entrati ufficialmente in territorio francese. Parigi infatti ha scelto, subito dopo lo sbarco della nave dell’Ong Sos Mediterranée a Tolone, di confinare i richiedenti asilo in una struttura turistica nella penisola di Giens. Una struttura dichiarata eccezionalmente per l’occasione «zona di attesa internazionale». Uno stratagemma per identificare subito e velocemente i migranti, senza far formalmente attraversare loro la frontiera.

Una mossa che in Italia non è mai stata fatta e che senza dubbio porterebbe a forti polemiche politiche, sia in ambito interno che a livello europeo. Quando invece l’Eliseo ha annunciato il confinamento a Giens, nessuno ha battuto ciglio. Lontano da sguardi indiscreti, con la stampa tenuta a debita distanza dalla struttura di accoglienza, le autorità transalpine sono state molto veloci nell’esaminare ogni singola domanda di asilo presentata dai migranti sbarcati venerdì. «La Francia ha detto in parlamento il ministro Darmanin ha respinto le domande di asilo presentate di 44 migranti sbarcati dalla Ocean Viking e per loro sono state avviate le procedure per il rimpatrio nei Paesi di origine». Anche in questo caso si tratta di procedure rapide, insolitamente veloci per un Paese europeo alle prese con espulsioni, rimpatri e accompagnamento nelle aree di origine dei migranti.
In Italia ad esempio il numero di chi viene effettivamente riportato in patria, non avendo titoli per rimanere nel territorio nazionale, è sempre stato molto basso. Specie se messo a confronto con il dato in continuo aumento degli sbarchi. Il problema sta nella difficoltà di stringere specifici accordi con i governi dei Paesi di origine. Un problema che però non ha la Francia. Parigi, rispetto all’Italia e ad altri Paesi europei, può far leva su un’importante rete politica e diplomatica, soprattutto nel nord Africa e nell’Africa subsahariana.

L’Eliseo parte quindi da una posizione di vantaggio derivata dal suo passato coloniale. Anche se infatti l’influenza transalpina nel continente è in netta diminuzione, tuttavia è ancora molto forte specialmente nelle realtà francofone. È grazie a questo che il governo di Parigi può essere in grado di allestire, nel giro di pochi giorni, il trasferimento anche di piccoli gruppi di migranti nelle loro aree di origine. Un contesto che spiega come mai la Francia nel tempo non ha mai realmente voluto incidere in un cambio di passo delle politiche migratorie in Europa. Quando anche Mario Draghi, da presidente del consiglio italiano, ha parlato di un comune impegno europeo per incrementare i rimpatri, il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto spallucce: non è interesse suo cambiare lo status quo e all’Eliseo può anche star bene che in Italia sbarchino, come quest’ anno, quasi centomila migranti. Peraltro Macron è impegnato sul fronte interno a un intenso giro di vite per favorire rimpatri ed espulsioni. Il governo ha infatti presentato un piano, da approvare in parlamento nel 2023, per intensificare i controlli sugli irregolari e togliere loro i benefici.


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