Ignorare chi ignora la realtà

Set 11, 2021

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    Nelle ultime settimane, proprio mentre si intravvede la fine del tunnel dell’emergenza sanitaria, la gestione filosofica e psicologica della pandemia è finita su un binario morto. La campagna informativa sui vaccini, l’opera di convincimento dei refrattari e la scelta del green pass per salvaguardare la libertà (dei no vax, ma anche di chi vuole ricominciare a vivere senza rischiare la pelle) si fermano contro il muro di chi rifiuta di vedere la realtà e intende il dialogo un po’ come Giuseppe Pontiggia: «Qualcosa che ricerchiamo tutti, a patto che non sia reciproco».

    Alcuni fatti recenti avrebbero dovuto vincere ogni tipo di resistenza intellettuale. Lo dicono non la scienza, che per ragioni ignote ha perso ogni autorevolezza, in una sorta di regressione collettiva all’età della superstizione, ma la logica, la statistica e il cuore.

    Primo: la Danimarca ieri è stata il primo Paese ad eliminare tutte le misure di contenimento del virus. È tornata al gennaio 2020, e lo ha potuto fare perché è stata fra i primi a introdurre il pass. Primo-bis: in Italia l’Rt cala. Messaggio a chi cavilla di libero arbitrio e diritti violati: il pass funziona e ci restituisce la quotidianità perduta.

    Secondo: ieri l’Aifa ha aggiornato i dati sulle reazioni al siero: 91.360 eventi avversi su 76,5 milioni di iniezioni, dei quali il 13,8% gravi. La calcolatrice – che non risulta invischiata né con Big Pharma né con il «giornale unico del virus» – è definitiva: lo 0,016%. Il resto, dal magnetismo alla sterilità al fatto che ci spunterà la coda, è fantascienza d’accatto.

    Terzo: in Lombardia il 100% di ricoverati per Covid non è vaccinato. In questo contesto, la morte di Agnese, 39 anni e nessuna patologia conosciuta, no vax convinta, è la prova più crudele del fatto che il vaccino salva le vite. E che bisogna fare di tutto per immunizzare la più larga fetta possibile di popolazione, scettici compresi. Con un obbligo soft come quello che sottende al green pass, o con un obbligo tout court come extrema ratio. Lo dobbiamo ai due figli di Agnese, orfani per colpa di un fondamentalismo senza fondamento.

    Ora, se neppure dopo tre argomenti così inconfutabili si fa breccia nella resistenza, significa che ormai non siamo più nel territorio civile della dialettica, ma in quello dogmatico dell’ideologia, habitat naturale di sofisti per principio e medaglie olimpiche in sollevamento di polemiche, ma anche di estremisti e violenti, che all’oggettività rispondono con le minacce e gli insulti. E di fronte a questo mutato scenario, mentre ci godiamo i ristoranti pieni, viene da chiedersi se la strada maestra del dialogo con i sordi non sia in realtà un frustrante vicolo cieco che prima o poi bisognerà abbandonare, iniziando dall’obbligo di pass agli statali. Tutto con grande serenità e senza astio, semplicemente ignorando chi ignora la ragione.


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