Il benecomunista Mattei … di Sergio Pizzolante

Gen 13, 2022

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    Perché io rimpiango tanto la Prima Repubblica? Perché nella Prima Repubblica, di uno come il Prof Ugo Mattei si sarebbero vergognati i comunisti per primi.
    Perché avremmo letto un editoriale di Fortebraccio, capace di consegnarlo definitivamente alla categoria dei comici falliti, di quelli che non fanno ridere.
    Mattei ieri a Torino ha ribadito i suoi concetti: “il regime fascista e il regime draghista” pari sono.
    Sotto il suo comizio, cartelloni che fanno riferimento al fascismo, al nazismo, ai comitati di liberazione, all’apartheid.
    Già i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Partigiani avevano protestato per questi accostamenti idioti.
    Ma Mattei continua, insiste.
    E una stampa più che idiota gli da ampi spazi.
    I telegiornali, pagine intere dei giornali, compreso Il Corriere.
    Ci sono “intellettuali” come Freccero, Cacciari, Agamben, che applaudono.
    Hai il Green Pass? Allora ti sei iscritto al nuovo regime fascista. Applausi!
    Giornalisti che si erano formati dentro il vecchio pensiero italo-comunista, per poi deformarmi dentro il non pensiero italo- populista di Grillo, vanno in brodo di giuggiole quando ascoltano Mattei.
    Strano regime quello draghiano.
    Fosse un vero regime li avrebbe rinchiusi tutti.
    Invece li invita nei Tg nazionali.
    Prima di essere No Pass, Mattei è stato No Tav.
    Si era innamorato del Movimento.
    Cioè, il “cultore” della democrazia, della Costituzione più bella del mondo, che si basa sulla Repubblica Parlamentare e sui partiti, faceva l’elogio di un accrocchio umorale, moralista, giustizialista, che ripudia e demonizza Parlamento e partiti, consegna il potere alle Procure, in nome di Rousseau, che è all’origine di tutte le tirannie.
    Mattei si era messo in luce anche per le sue tesi sui “Beni Comuni”.
    Me le sono andate a leggere.
    Fanno ridere. Queste si.
    Intanto la forma: quando uno spiega, poi rispiega, poi rispiega ancora, una cosa, è perché non c’è nulla da spiegare.
    La sostanza: i beni non sono né privati ne pubblici.
    Sono, sarebbero, comuni. Dei consumatori e dei lavoratori.
    Sono benecomunisti.
    L’acqua, l’università, il cielo, la terra , il mare, del “popolo”.
    Boom, boom, boom
    Su queste pataccate ha scritto libri.
    Guidato movimenti.
    È diventato una star televisiva.
    Nella Prima Repubblica sarebbe scattato un Tso, richiesto a gran voce dai comunisti, per l’imbarazzo della banalizzazione del comunismo.
    Sergio Pizzolante
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