Il Bianco e il Nero, Ainis: “Mai visto un Dpcm del genere”. E Taormina: “Democrazia soppressa”

Mascherine obbligatorie all’aperto, locali pubblici chiusi entro mezzanotte e addio alle gite scolastiche. Sono queste alcune delle principali novità dell’ultimo Dpcm licenziato dal governo Conte. Abbiamo chiesto al costituzionalista Michele Ainis e al giurista Carlo Taormina la loro opinione sulla liceità di questo provvedimento.

Con la proroga dello stato d’emergenza e con queste forti raccomandazioni da attuare all’interno della propria abitazione c’è chi lamenta una sospensione della democrazia. Cosa ne pensa?

Ainis: “Che lo stato d’emergenza si accompagni a una contrazione delle libertà e dei diritti è nella natura stessa dello stato d’emergenza. In questa vicenda, e mi riferisco all’ultimo Dpcm, mi sembra paradossale che in un atto normativo ci siano delle raccomandazioni. Qual è l’effetto precettivo di una raccomandazione e di un consiglio? Le norme regolano, non consigliano, pongono dei doveri e dei limiti o stabiliscono dei diritti, ma di una raccomandazione contenuta in una norma io non ricordo neppure dei precedenti. Allora potremmo anche scrivere su una norma che bisogna voler bene alla mamma e lavarsi i denti ogni mattina. Io credo che la formula della raccomandazione nasca da una difficoltà tutta politica (che, poi, diventa anche giuridica) di trovare uno strumento cogente, coercitivo rispetto alla sfera privata delle persone”.

Taormina: “Penso che non si tratti di una sospensione, ma di una vera e propria soppressione della democrazia. Non è, infatti, vero che trattandosi di una semplice raccomandazione ciò non significa che la polizia non possa entrare in casa. È assolutamente falso. Le faccio un esempio. Se un vicino, avendo udito dei rumori, ritiene che ci siano più di 6 persone in un’abitazione, può chiamare la polizia la quale può benissimo intervenire. In tal caso quel cittadino rischia persino una multa. Ma non solo. In base all’articolo 1 del testo unico di pubblica sicurezza, la polizia può entrare e sentire le persone presenti per risolvere i dissidi privati tra vicini. Se ci sono motivi di pubblica sicurezza, poi, la polizia può tranquillamente entrare in abitazioni private. Ma non solo. Poiché siamo in stato d’emergenza, i pubblici poteri come i prefetti hanno tutte le possibilità di emettere provvedimenti che ritengono indispensabili e possono favorire l’intervento della polizia”.

Come si conciliano tra loro l’articolo 32 che salvaguardia la salute pubblica e l’articolo 14 che stabilisce che il domicilio è inviolabile? L’idea della polizia che entra in casa per controllare e dei vicini delatori erano incostituzionali?

Ainis: “Se si tratta di una raccomandazione, lo Stato, evidentemente rinuncia a usare la forza. Che cos’è lo Stato? Secondo Max Weber è un’entità che ha il monopolio legittimo della forza, ma tale monopolio si accompagna a delle norme cogenti. Se le norme sono delle raccomandazioni, questa premessa cade. Per quanto riguarda il diritto alla privacy bisogna considerare che la Costituzione è come un mosaico o un firmamento di stelle che prevede un bilanciamento fra i diritti che entrano in conflitto tra loro. La regola generale è che nessuno può essere interamente soppresso. Mi spiego meglio. Se io stabilisco che c’è un valore di fedeltà coniugale non posso sublimare tale valore fino a tagliare la mano all’adultera come accade in alcuni luoghi del mondo perché questo ci esporrebbe a quella che Gramsci chiamava la “tirannia dei valori”, cioè un valore che si afferma su tutti gli altri. In un sistema democratico in cui c’è un pluralismo di valori bisogna trovare le modalità per far convivere tali valori. Qualche volte è necessario che un valore si affermi sugli altri, ma non fino al punto da sopprimerne il nucleo essenziale”.

Taormina: “Il domicilio è inviolabile. È violabile solo attraverso l’intervento dell’autorità giudiziaria. Motivazioni di tipo sanitario possono incidere, ma occorre una regolamentazione che, nel caso di specie, non abbiamo perciò tutto ciò che riguarda l’invasione dell’abitazione privata rappresenta una grave violazione dei principi costituzionali”.

La politica degli annunci in tv che poi vengono smentiti dai testi emanati dal governo rischia di alimentare paura e confusione?

Ainis: “La politica, in tutto il mondo, si è spettacolarizzata. Anche Obama sapeva calcare la scena. Non è un fenomeno che nasce col governo Conte e, non per niente, adesso ci sono personaggi televisivi che si propongono come sindaci di Roma. Adesso il mondo è cambiato rispetto a quando c’erano De Gasperi e Berlinguer. La politica si fa con i tweet, con gli annunci roboanti e sono per loro stessa natura degli annunci per loro natura ansiogeni dal momento che vanno a colpire la sfera emozionale”.

Taormina: “C’è un grande sconcerto tra la popolazione che, ormai, si sente in balìa del potere pubblico che della sua persona, della sua famiglia e della sua privacy può fare qualsiasi cosa”.

Come convive il diritto alla salute con il diritto alla libertà d’impresa con la chiusura obbligatoria di determinate attività come le discoteche e tutti quei settori che prevedono un grande afflusso di persone? Mi riferisco, per esempio, al mondo del catering, degli eventi e del “wedding”…

Ainis: “La pandemia, come una guerra, lascia sul terreno delle vittime. Queste vittime, purtroppo, sono persone in carne e ossa, ma sono anche delle imprese. Se ci riferiamo ai valori costituzionali bisogna ricordare che il diritto alla salute è l’unico che la Costituzione proclama come fondamentale. Ma non solo. La libertà d’iniziativa economica privata non è assoluta, ma deve svolgersi in armonia con l’utilità sociale, come prescrive l’articolo 41 della Costituzione. Un sacrificio della libertà d’impresa, purché non sia una soppressione di tale libertà, è un sacrificio che si può comprendere in certe fasi. Tocca poi vedere, caso per caso, quanto questa giustificazione sussiste e quanto no”.

Taormina: “Dobbiamo essere tutti cauti e dobbiamo osservare le tre regole che ci vengono indicate dai medici: indossare la mascherina, mantenere il distanziamento di un metro tra le persone e lavarsi le mani. Una volta fatto questo, credo non sia bisogno di dare limitazioni alla libertà d’impresa. L’importante è che ci sia un’osservanza di queste regole e delle sanzioni per chi le viòla, ma non credo sia utile ciò che è stato fatto con questo decreto. Far chiudere un locale a un determinato orario se ha i tavolini oppure no è una semplice buffonata…”

Lo Stato, da un lato, ha imposto l’obbligo della mascherina anche all’aperto, ma dall’altro la situazione sui trasporti pubblici è tale che non garantisce la sicurezza ai propri cittadini. Non solo. La legge sull’antiterrorismo imporrebbe di girare a volto scoperto, mentre il Dpcm a volto coperto. Non siamo di fronte a delle evidenti contraddizioni?

Ainis: “Sui mezzi pubblici si è cercato di trovare un equilibrio faticoso e probabilmente insoddisfacente. Il problema è che limiti come quello della capienza all’80% sono sempre convenzionali, un po’ come i limiti che riguardano l’inquinamento atmosferico. Uno dei criteri per risolvere le contraddizioni tra norme è il criterio della specialità. La legge speciale vale in una situazione eccezionale. Questa è una situazione eccezionale e comporta l’obbligo della mascherina che, normalmente, invece, non si dovrebbe indossare proprio perché non si può camuffare il volto. Durante stato d’emergenza le ordinanze di protezione possono disporre in deroga alle leggi vigenti e, quindi, la gerarchia delle fonti per cui la legge viene prima del decreto e il decreto prima dell’ordinanza viene rovesciata”.

Taormina: “Qui bisogna mettere in correlazione il problema della salvaguardia della salute personale con quella della collettività. Certamente la mascherina è una cautela ineliminabile dove non c’è distanziamento sociale perché se io sto per strada a tre metri di distanza non ho capito perché debba indossarla. Penso, invece, che sia indispensabile dentro i mezzi di trasporto pubblico. In linea generale prevale sempre il diritto alla salute. Poi si tratta di capire quanto sia grave il pericolo per la nostra salute perché ci sono informazioni contrastanti. Di fronte a un virus che ha meno forza, mi preoccupo di più del pericolo del terrorismo. Viceversa, il terrorista passa in secondo piano rispetto a un virus mortale”.



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