Il Bianco e il Nero. Crosetto: “Strada? In Calabria esercito d’occupazione”. Rizzo: “Conte si dimetta”

Tre commissari in dieci giorni. È questa la tragicommedia andata in scena in Calabria dopo le dimissioni di Saverio Cotticelli, Giuseppe Zuccatelli e dell’ex rettore de La Sapienza, Eugenio Gaudio. Ne abbiamo parlato con gli ex parlamentari Guido Crosetto, co-fondatore di Fratelli d’Italia, e Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista.

Conte si è assunto tutte le responsabilità per “il pasticcio calabrese”. Secondo lei quali sono gli errori più gravi del governo in questa vicenda?

Crosetto: “L’errore più grande è che quando sorge un problema bisogna risolverlo immediatamente, avendo gli strumenti. E, però, bisogna risolverlo mettendoci la testa. Quando succede un fatto come quello che ha portato a togliere il commissario precedente, bisogna scegliere il nome successivo con tutti i crismi e le attenzioni del caso, non con superficialità”.

Rizzo: “Si può commettere l’errore una volta, su un commissario. Ma qui c’è la reiterazione di un personaggio improbabile dal punto di vista medico, per quanto riguarda Cotticelli che era stato confermato pochi giorni prima della sua gaffe. Quindi c’è stato un doppio errore sulla stessa persona. Poi c’è stato un successivo errore sul negazionista e, infine, c’è stato un terzo errore perché si presume che quando fai una nomina hai il via libera della persona designata. Sono tre/quattro errori non sulla scelta di un portiere di uno stabile, ma sulla gestione della sanità pubblica di una delle Regioni più disastrate. Quando Conte dice: ‘Mi assumo io la responsabilità’ dovrebbe dimettersi da presidente del Consiglio”.

Perché in Calabria si è arrivati a questa situazione?

Crosetto: “In Calabria non si è in questa situazione per colpa del governo Conte. La Calabria è commissaria da troppo tempo, probabilmente perché c’è stata una mala gestione della sanità da parte di tutti i partiti e chi ne paga le conseguenze sono i cittadini”.

Rizzo: “C’è un problema atavico e strutturale della sanità pubblica nel nostro Paese. In Calabria e in altre Regioni del Mezzogiorno c’è un problema ulteriore che si chiama clientelismo, pressapochismo, infiltrazioni della criminalità organizzata. Proprio per questo motivo l’attenzione del governo dovrebbe essere ancora più alta. Le sue responsabilità sono enormi”.

Cosa pensa dell’accordo tra Emergency di Gino Strada e la protezione civile?

Crosetto: “Pensavo dovessero mandare un commissario, non un esercito d’occupazione”.

Rizzo: “Emergency è una Ong che opera in aree dove ci sono conflitti armati, emergenze o catastrofi. Il fatto che il governo italiano si affidi a un’organizzazione di questo tipo per una parte della gestione vuol dire che c’è il riconoscimento fattuale che lo Stato italiano, in una zona del suo territorio, non può operare se non chiamando un’organizzazione che va in Afghanistan. Questo cosa vuol dire? Che la Calabria è come l’Afghanistan. È una cosa terribile, è il peggio

Il presidente della Regione Calabria dice che “La Calabria non è l’Afghanistan, ci trattano da quarto mondo, non abbiamo bisogno di missionari”. È d’accordo?

Crosetto: “In molte Regioni hanno nominato commissario alla sanità lo stesso presidente di Regione. Che avvenga in alcune Regioni e in altre no è un giudizio di parte che io penserei bene prima di dare”.

Rizzo: “Io ho partecipato a un dibattito televisivo con Spirlì al quale chiesi conto del bando regionale per i respiratori e lui pensava che io facessi riferimento a una mancanza del governo nazionale e dice: ‘Io non so se sono state fatte queste gare’. La politica locale di questo signore non mi pare che vada nella direzione della competenza”.

Come si può risollevare la Calabria?

Crosetto: “Quando i calabresi prenderanno in mano il nostro destino. Mi rifiuto di accettare il fatto che in Calabria non esista una persona in grado di svolgere tale compito”.

Rizzo: “La Calabria si può risollevare solo con politiche sul lavoro e sulla sanità pubblica. Deve tornare il pubblico efficace ed efficiente, non quello conosciuto negli ultimi 30 anni in Calabria altrimenti entriamo nella fanghiglia che vediamo oggi”.



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