Il bluff di Pd e M5s “Mai più insieme”. Ma flirtano dal Lazio alla Sicilia. E Calenda li segue

Lug 31, 2022

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Il balletto dei veti, nel «defunto campo largo» di Letta, si arresta di colpo. Non appena sono in ballo le poltrone. Dove ci sono incarichi e posti in giunta Letta, Calenda e Conte vanno d’amore e d’accordo. Nel Lazio, il presidente della Regione Nicola Zingaretti, pronto alla candidatura al Senato nella lista dem, non vede crepe nell’alleanza Pd-Cinque stelle. Grillini e lettiani governano beatamente, con tanto di poltrone per i grillini Roberta Lombardi e Valentina Corrado, la Regione. A Napoli Pd e Cinque stelle sono i due perni (con tanto di posti in giunta) dell’amministrazione giallorossa guidata dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. E ancora Pd e M5s si apprestano in Sicilia a correre insieme per le regionali. Quando sul piatto ci sono poltrone e incarichi spariscono le pregiudiziali. Eppure il balletto dei veti tra Calenda, Letta, Renzi e Conte sembra ancora il gioco preferito. Come tutti gli innamorati che si amano ma fingono flirt con amanti. Carlo Calenda, reduce dalla campagna acquisti nel centrodestra, fa il prezioso e non scioglie la riserva: «Non possiamo sbagliare la decisione sulla corsa in coalizione al centro o con il Partito Democratico. Da questa decisione dipende la possibilità di contendere la vittoria, che non reputo affatto certa, alla destra e di dare al paese un governo decoroso. Le variabili sono molte e complesse. La cosa più naturale per noi sarebbe il modello Roma. Anche perché la decisione del Pd di tenere dentro partiti che non hanno votato la fiducia a Draghi e ex 5S non ci convince per nulla. Però la legge elettorale è quella che è e la campagna dura un mese. Entro lunedì decideremo”.

Il modello Roma sarebbe la corsa solitaria. In realtà Calenda è già pronto ad abbracciare Di Maio e Fratoianni in cambio di una vwntina di collegi. Per la corsa solitaria spingono le due ministre Mariastella Gelmini e Mara Carfagna. Calenda alza la posta, rilanciando il tweet di Filippo Rossi che scrive: «Certo che se l’alleanza è con questo Pd a trazione grillina, populista e contiana. Alleanza in Sicilia, alleanza nel Lazio. E poi che altro ancora? Forse bisogna pensarci ancora meglio».

Dal fronte dem, Letta sta evitando il discorso alleanze. Però sembra irremovibile sul no ai Cinque stelle. Ma deve resistere alla spinta della corrente di sinistra del ministro Andrea Orlando che vorrebbe riportare al tavolo Conte. Il pressing su Letta arriva anche dalla coppia Fratoianni e Bonelli, i due promotori della lista Europa Verde-Sinistra Italiana, che vorrebbero uno allineamento a sinistra dell’alleanza. Partita difficile ma non ancora chiusa. I Cinque stelle mettono il veto su Calenda e Renzi. E arruolano Michele Santoro: «Serve il partito che non c’è e che non c’è mai stato e Pd non ha più nulla a che vedere con la sinistra. È scoperto a sinistra. Di Calenda ne ha già tanti al suo interno. Se Letta insiste nell’ammucchiata di centrodestra dentro la sinistra, resta lo spazio per un campo alternativo. Se in questo campo ci fosse spazio per una lista per la pace, perché no?» – dice il giornalista in un’intervista a Repubblica. Mentre Giuseppe Conte stuzzica Letta: «Il campo largo è diventato un campo affollato di personalità litigiose». Intanto nel fronte di centrosinistra si registra l’intesa tra Di Maio e Tabacci. Domani mattina a Roma ci sarà il lancio del nuovo progetto. Non sarà l’evoluzione di «Insieme per il futuro”», confermano dall’entourage del ministro. Si attendono le disponibilità del sindaco di Milano Beppe Sala e Federico Pizzarotti. Resta alla finestra Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva sta preparando le liste per la corsa solitaria. Ma aspetta un segnale dal Nazareno. Le parole di Letta «- non c’è alcun veto su Renzi» – fanno cadere i muri. La trattativa è aperta. Il nodo da sciogliere è sempre lo stesso: quanti posti? Le poltrone sono l’unico collante per tenere tutti insieme. Al netto del bluff e dei veti.


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