Il boicottaggio Rai, le barricate di sinistra e toghe: così hanno sabotato il referendum

Giu 13, 2022

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    Ancora una volta ha vinto la casta, la conservazione. Quel quorum non raggiunto è un risultato che rappresenta l’ennesima occasione mancata per riformare la magistratura italiana. Meno del 23% degli italiani è andato a votare.

    Il silenzio assordante che ha preceduto il referendum ha, di fatto, boicottato questa consultazione elettorale. La Rai ha praticamente censurato i quesiti tant’è vero che, solo dopo l’esposto dei radicali, si è tenuto su Raidue uno speciale di due ore sui cinque quesiti sulla giustizia. In più la comica Luciana Littizzetto, nel suo monologo a ‘Che tempo che fa’, ha platealmente fatto propaganda per l’astensione. Il Pd di Enrico Letta, fatta eccezione per uno sparuto gruppo di liberal garantisti che hanno votato per il Sì, ha contribuito a offuscare e nascondere l’esistenza stessa della votazione referendaria. Ecco, dunque, che complici il bel tempo, la chiusura delle scuole e, soprattutto, la scelta del governo di tenere le urne aperte per una sola giornata, la casta delle toghe è riuscita ancora una volta a restare indenne da qualsiasi operazione riformatrice. Ma non solo. A Palermo, la mancanza di presidenti di seggio e scrutatori ha impedito ai cittadini di votare per i referendum per svariate ore. Un problema che ha provocato un vespaio di polemiche.

    Gli italiani dovranno, perciò, attendere forse a lungo prima che venga approvata la separazione delle funzioni tra giudici e pubblici ministeri. Il Parlamento, però, non potrà ignorare totalmente il segnale che arriva dalle urne, soprattutto per quanto riguarda la Legge Severino. Anche noti sindaci di centrosinistra come Giorgio Gori e Matteo Ricci si sono recati ai seggi per votare a favore della sua abolizione che penalizza molti amministratori locali condannati per il reato d’abuso d’ufficio. Esiste, però, il reale e concreto timore che il ‘Sistema’ descritto e rivelato da Luca Palamara non verrà scalfito come si auspicavano, invece, i promotori dei quesiti sull’elezione dei membri del Consiglio superiore della magistratura e sulla valutazione dei magistrati. Gli innocenti potranno restare in carcere preventivo in attesa del processo in cui verranno, poi, dopo 5, 6, 8 o 10 anni, assolti perché il fatto non sussiste, ma ormai la loro reputazione sarà già stata totalmente infangata. Poco importa se, nel frattempo, la loro vita professionale e/o privata è stata distrutta per sempre da un processo mediatico che non risparmia nessuno.

    Nell’attuale situazione, è persino inutile denunciare gli errori della magistratura visto e considerato che il referendum sulla responsabilità civile non è stato neppure accolto dalla Corte Costituzionale. L’unica, altra arma a disposizione degli italiani era l’approvazione del quesito referendario sulla valutazione dell’operato dei magistrati da parte dei membri laici dei consigli giudiziari. Il mancato raggiungimento del quorum lascia irrisolti tutti e cinque i problemi posti dai quesiti referendari. Su alcuni temi interverrà (parzialmente) la riforma Cartabia, ma il nodo della malagiustizia continuerà a toccare, direttamente o indirettamente, tutti i cittadini italiani.


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