Il ‘caso Bontempelli’, una storia italiana

(ANSA) – ROMA, 17 NOV – La distanza che spesso si crea tra politica e cultura, l’invadenza del pregiudizio nella piatta e miope applicazione di una norma, le infinite contraddizioni della Storia. Di questo e di molto altro si parla ne “Il caso Bontempelli – una storia italiana”, il libro di Paolo Aquilanti appena pubblicato da Sellerio (pag.185) che ripropone un caso che fece molto discutere negli anni ’50: quello di Massimo Bontempelli scrittore, intellettuale, poeta e drammaturgo che nel 1937 prese le distanze dal fascismo – rifiutando persino la cattedra di Lettere all’Università di Firenze tolta, dopo le leggi razziali, ad Attilio Momigliano – ma che venne fatto decadere dal mandato di parlamentare, una volta eletto senatore nelle liste del Pci, perché nel 1935 aveva curato l’antologia per le scuole medie “Oggi”, giudicata di propaganda fascista.
    Il libro di Aquilanti è la storia di quella giornata di febbraio del 1950 in cui l’Aula di Palazzo Madama votò a scrutinio segreto contro la convalida della sua elezione a senatore.
    E dal rivivere quelle 24 ore che segnarono per sempre la vita di Bontempelli, Aquilanti, magistrato del Consiglio di Stato per anni funzionario al Senato, prende spunto per narrare la vita dello scrittore e il grande amore che lo legò alla scrittrice Paola Masino, autrice purtroppo dimenticata di un libro importante per la letteratura femminista come ‘Nascita e morte della massaia’ (1945).
    Bontempelli, figura ancora molto attuale, visse sulla sua pelle il paradosso a cui è condannato ogni ‘libero pensatore’: quello di non riuscire ad omologarsi in alcun schieramento diventando così ‘corpo estraneo’ per l’una e l’altra parte.
    Contestato dai fascisti, con i quali aveva militato all’inizio, ma dai quali prese poi le distanze e inviso a chi, nel nuovo Parlamento, non riuscì ad andare oltre quel suo passato.
    Quella di Bontempelli, insomma, è davvero una storia italiana (come si legge nel sottotitolo del piccolo ma prezioso volume) ricca di contraddizioni, giudizi sommari e rancori, ma in cui dominano anche grandi sentimenti. Come l’amore per la compagna di vita Paola e l’amicizia di Tommaso che, alla fine, per solidarietà con ‘Massimo’, farà anche lui una scelta estrema. Il libro, scritto con abilità ed eleganza, si legge tutto d’un fiato. Non solo per il ritmo, per la trama e per l’intensità del personaggio, paladino dei libri e della cultura (da senatore Bontempelli propose di cambiare l’art.1 della Costituzione con: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e sulla cultura”) ma anche perché è uno spaccato significativo sulla storia di quegli anni, sulle logiche che animano i palazzi e su un senso di dignità e di decoro oggi drammaticamente scomparso.(ANSA).
   


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