Il centrodestra stoppa il “passo in avanti”. Il Cav: resti fino al 2023

Dic 23, 2021

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    «Il lavoro andrà avanti indipendentemente da chi sarà premier». Mario Draghi, alla vigilia del vertice di centrodestra, si rimette al giudizio del Parlamento e fa capire di essere disponibile a salire al Colle come successore di Sergio Mattarella. Una mossa che lascia perplesse le forze politiche, da cui si solleva un generale borbottio. Ben pochi, infatti, ritengono che l’esperimento dell’unità nazionale possa proseguire senza il grande regista dell’operazione. Se i Cinquestelle non nascondono i propri dubbi, il centrodestra – che da settimane sta lavorando per proporre finalmente una candidatura di area – va dritto per la propria strada. Quella del premier era una mossa in parte attesa, ma la risposta a caldo è unitaria e tutt’altro che simile a un via libera per il trasferimento al Quirinale. Perplessità sul «passo in avanti» che verranno ribadite oggi quando a Villa Grande, la residenza romana di Silvio Berlusconi, si vedranno i leader della coalizione – oltre al Cavaliere, Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Giovanni Toti, Maurizio Lupi e Lorenzo Cesa – che faranno trapelare un messaggio di unità e la volontà di procedere a ranghi serrati. Anche perché tra il dire e il fare bisogna trovare i voti in Parlamento e questo vale per tutti i candidati, Draghi compreso.

    La novità di giornata viene commentata da Silvio Berlusconi durante il saluto agli europarlamentari azzurri. «Il premier dovrebbe continuare a governare fino alla scadenza naturale di questo Parlamento. Grazie alla nostra iniziativa politica abbiamo fatto partire l’esperienza dell’unità nazionale guidata da Mario Draghi. Questo governo rappresenta una esperienza di grande successo e vorremmo continuasse, senza scossoni, fino alla fine della legislatura». Una posizione coerente con quello che il presidente di Forza Italia va ripetendo da mesi, al di là del suo essere il candidato più naturale per un centrodestra per la prima volta decisivo nella scelta del capo dello Stato. Il rischio instabilità viene evocato direttamente da Matteo Salvini. «Della presidenza della Repubblica parleremo a gennaio. Io ritengo che un governo che ha ben lavorato guidato da una persona autorevole come Draghi debba andare avanti. Se si toglie la casella più importante del doman non v’è certezza», dice citando Lorenzo de’ Medici. E poi ancora: «Chiunque non sia Draghi avrebbe molta più difficoltà». Salvini, insomma, è pronto a pronunciare in maniera nitida il suo «avanti con Draghi premier», senza inciampare in ipotesi e senza aprire particolari spiragli, anche perché se è stato prorogato lo stato di emergenza, spiegano, questo vuol dire che non si può interrompere il lavoro iniziato. Più dura Giorgia Meloni che dall’opposizione ironizza dicendo che «più che una conferenza di fine anno quella di Draghi è sembrata una conferenza di fine mandato», in cui dal premier sono arrivate «due ore e mezza di autocelebrazioni: dice tra le righe che i suoi obiettivi sono stati raggiunti ma questo non ci risulta da nessuna evidenza. Nessuna ammissione di colpa, invece, sugli errori e le contraddizioni del governo di questi mesi, a partire dalla gestione della pandemia».

    Fuori dalla politica arriva invece la notizia di un nuovo allargamento della famiglia del Cavaliere. Silvio Berlusconi è infatti diventato bisnonno e il figlio Piersilvio nonno a 52 anni. La nipotina dell’amministratore delegato di Mediaset sarebbe nata ad aprile 2021. Solo ora la notizia è uscita grazie a un servizio realizzato dal settimanale Chi, con alcune foto che mostrano la neo mamma Lucrezia Vittoria, (figlia di Piersilvio e della modella Emanuela Mussida) a passeggio per Milano con la sua bimba.


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