Il destino di Aghavnì, esce il nuovo libro di Antonia Arslan

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ANTONIA ARSLAN, IL DESTINO DI AGHAVNÌ (ARES, PP.120, EURO 15). In una piccola città dell’Anatolia, una ragazza di 23 anni che si chiama Aghavnì esce di casa con il marito e i due figli piccoli, ma da quella passeggiata non faranno mai più ritorno.
    Sono stati uccisi? O rapiti? Siamo nella primavera del 1915, pochi giorni prima dell’inizio del genocidio degli armeni e nell’imperversare dei terribili eventi, dopo tante ricerche, anche il loro ricordo svanisce. A raccontarci questa storia è Antonia Arslan nel suo nuovo libro, ‘Il destino di Aghavnì’ , che esce per Ares Edizioni come strenna di Natale.
    Scrittrice, traduttrice e saggista di origine armena, Arslan, autrice del bestseller ‘La Masseria delle allodole’ (2004), diventato un film dei fratelli Taviani, è stata ispirata nel raccontare il destino da Aghavnì da una vecchia fotografia di famiglia, ritrovata a casa di un cugino in America. Ha scoperto così la vicenda perduta di questa ragazza scomparsa e da qui è venuto fuori questo racconto avventuroso di dolore e coraggio, di morte e di rinascita, che culmina in uno strano Natale, in un misterioso presepio che diventa un riscatto dei cuori.
    “Questa storia non è ‘vera’, ma è molto verosimile. Circa 4 anni fa ho conosciuto un mio cugino che vive a Manchester, New Hampshire. Mi ha mostrato carte e foto di famiglia, fra cui una foto – del 1912 – di 3 sorelle di mio nonno, sorridenti e con vestiti uguali. Due le conoscevo, della terza mi disse: ‘Questa è Aghavnì’, la sorella scomparsa’. Non sapevo che fosse esistita! Quella foto ha lavorato dentro di me per tutto questo tempo, finché lo scorso agosto il personaggio e la sua storia – simile a tante altre storie femminili di quei terribili anni – ha preso forza e consistenza” dice all’ANSA Arslan, vincitrice del Premio Comisso 2022.
    Il coraggio e lo spirito indomito delle donne armene sono uno dei cardini su cui ruota questo romanzo breve. “Però Aghavnì non è in opposizione al mondo maschile, piuttosto attraverso di lei volevo illustrare, ancora una volta, la frattura nel mondo femminile armeno causata dall’improvvisa amputazione della sua controparte, quello maschile, tagliato via dal suo posto nel mondo e nella vita dall’irrevocabile amputazione di una morte violenta. Non a caso le donne armene vennero poi chiamate ‘i resti della spada’. E quante di loro, ormai sole, finirono in famiglie turche (o curde, o arabe…) e non si seppe più nulla” racconta Arslan.
    “La situazione attuale è per l’Armenia più che difficile, è terribile. La spregiudicata politica della Turchia (non bisogna mai dimenticare la grande abilità della diplomazia turca, da 150 anni ad oggi) è vissuta dall’Unione Europea con un misto di sudditanza e di timore. Non siamo mai propositivi, rispondiamo soltanto, sempre intimiditi, quando non ignoranti dell’estrema complessità dello scacchiere caucasico”. (ANSA).
   


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