Il doppio mandato e il trasloco dal Palazzo: l’incubo per le settanta anime perse grilline

Giu 19, 2022

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    Alessandro Di Battista ha svolto, prima di optare per uno stop, un solo mandato ed essendo anti-sistemico in geopolitica – proprio come piace alla versione attuale di Giuseppe Conte – potrebbe rientrare in Parlamento e nel MoVimento 5 Stelle. Quello che potrebbe valere per «Dibba», però, non varrà, con ogni probabilità, per tanti storici grillini che sono rimasti. Quelli che dovranno scegliere tra il buen ritiro, la speranza in deroghe (quelle che magari scatteranno per qualche contiano di ferro) ed il riposizionamento partitico, che potrà essere facilitato dalla sempre più ventilata scissione.

    Quanti sono, però, i parlamentari pentastellati che, per via della regola del limite dei due mandati, saranno quantomeno costretti a saltare un giro? Più o meno una settantina. Tutti esponenti che, grazie al crollo della creatura nata sull’onda delle «piazze del Vaffa» ed al taglio degli scranni imposto dalla riforma targata proprio M5S, sono in predicato di salutare la politica, oltre che il Parlamento. L’idea di Beppe Grillo, che sui due mandati ha ribadito d’essere indisponibile a trattare, sarebbe quella di aprire alle candidature nei Consigli regionali o al Parlamento europeo, ma il M5S non può più contare sui voti di qualche anno fa. La discesa fotografata dalle recenti amministrative non ha bisogno di interpretazioni: il nervosismo non può che circolare tra chi sta per varcare di nuovo le porte di casa. Se non altro perchè, ora come ora, correre a preferenze non può che essere considerato chimerico. Al netto della narrativa sulla distanza siderale dai palazzi – quella che è ormai in disuso – resta comunque difficile rintracciare un parlamentare grillino disposto a mollare la politica.

    Il nervosismo ed i tumulti dei settanta sono percepibili con facilità. Di nomi se ne potrebbero fare tanti. Quello che pesa di più, sia in termini storico-politici sia in chiave istituzionale, è quello del ministro degli Esteri Luigi Di Maio. L’Inquilino della Farnesina, che per le norme interne non potrebbe fare parte delle liste per le prossime elezioni politiche, è il candidato principe a fare la mossa capace di spaccare a metà l’universo pentastellato: la scissione, appunto. Anche il presidente della Camera Roberto Fico non sarebbe ricandidabile. Per lui, come per il ministro Federico D’Incà e per l’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede, Conte potrebbe fare qualche eccezione.

    Poi un lungo elenco di volti storici: Paola Taverna, Vito Crimi, Carlo Sibilia, Roberta Lombardi (al secondo mandato in Regione Lazio), Giancarlo Cancelleri, Manlio Di Stefano, Riccardo Fraccaro, Luca Frusone (che guida la delegazione italiana del Parlamento alla Nato), Gianluca Vacca, Nunzia Catalfo, Danilo Toninelli, Giulia Grillo, Marta Grande, Giulia Sarti, Sergio Battelli, Fabiana D’Adone (ministro in carica), e tanti altri.

    Qualcuno seguirà il destino di Di Maio. Altri, come premesso, spariranno dalle scene. Il MoVimento 5 Stelle si prepara alla trasformazione in «MoVimento anime perse». E non sarà indolore.


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