Il “Fatto” non sussiste ma la gogna sì

Mag 14, 2022

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    Il fatto non sussiste, ma la gogna la abbiamo vista tutti. Ora dovrebbero chiedere scusa tutti quelli che per due anni hanno messo all’indice e trattato come un delinquente Attilio Fontana. Dovrebbero chiedere scusa se fossimo in un Paese civile e non in una repubblica fondata sulle manette e sulla folle e medioevale idea davighiana che i cittadini – ancor più i politici – siano tutti colpevoli non ancora scoperti, invece che innocenti fino a prova contraria.

    Fontana ladro, Fontana che lucra sulla salute dei cittadini, Fontana simbolo negativo di una intera regione e di una intera parte politica. Fontana sbertucciato persino perché per primo si era presentato in pubblico con quella mascherina che poi sarebbe diventata il fondamentale presidio contro il Covid 19. Su di lui la sinistra ha tentato di scaricare tutte le responsabilità (anche quelle del governo nazionale) di una pandemia esplosa, senza nessun preavviso, per prima in Lombardia. Che sarebbe un po’ come accusare il sindaco di una città perché dei terroristi hanno fatto un attentato.

    Ma lui era il bersaglio perfetto per le iene giustizialiste con la bava alla bocca: un nemico da infangare per colpire il sistema Lombardia e di conseguenza tentare la spallata nazionale al centrodestra.

    Ora, con il suo proscioglimento, si ribalta tutto e Fontana diviene un simbolo: il fatto non sussiste (anche se siamo sicuri che per il Fatto quotidiano continuerà a sussistere). Simbolo di quello che non dovrebbe succedere, della caccia all’uomo, della persecuzione nei confronti dell’avversario. Simbolo di quanto la giustizia italiana sia malmessa e, in alcuni casi, somigli sempre di più a uno strumento di tortura nelle mani delle correnti politicizzate. Non ci facciamo illusioni: nessuno si scuserà con il presidente della Regione Lombardia per quello che ha subito in questi due anni, dubitiamo che qualcuno abbia la dignità di battersi il petto. Però il caso Fontana si configura come un’opera di sputtanamento talmente maiuscola e palese, da poter prestare il fianco a una riflessione: l’unico modo a nostra disposizione per raddrizzare, se non tutte almeno alcune, delle storture del nostro sistema giudiziario è votare ai referendum del prossimo 12 giugno. Un’occasione che non deve essere sciupata, proprio perché non si ripetano altri casi Fontana.


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