Il G7 sta con l’Italia “Regole sugli sbarchi”

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Si dovrà attendere il 25 novembre per vedere nero su bianco un’intesa europea sui migranti: sulla ripartizione degli sbarcati (o giunti nell’Ue dai confini interni), ma soprattutto sulla «gestione trasparente e regolamentata dei salvataggi in mare». È questo il concetto chiave a cui (in attesa del vertice straordinario di Bruxelles finalmente fissato) gli sherpa italiani si sono già aggrappati: ieri, al summit dei ministri dell’Interno degli Stati G7, dove oltre alle conseguenze dell’invasione russa, al contrasto al terrorismo e agli abusi sui minori nel cyber-spazio, è stata introdotta la strategia di lotta al traffico di esseri umani nel Mediterraneo. Riuniti a Eltville ed Eberbach, in Germania, nell’abbazia sconsacrata dell’Assia a una cinquantina di chilometri da Francoforte, la parola chiave è «regolamentazione». Un segnale di attenzione all’Italia, che solleva da giorni il problema dei trafficanti di morte. E una linea più trasparente per evitare che altre navi Ong decidano autonomamente di sbarcare, magari anche in Francia, come la Ocean Viking.
L’interesse è dunque convergente. La sintesi tra le diverse posizioni è stata presa in carico dalla Germania, presidente di turno del G7. Ma guai a parlare di un «arbitro» tra Roma e Parigi. La ministra Nancy Faeser, socialdemocratica, «sin dall’inizio» ha evocato la ricerca di «una soluzione europea» per i migranti. «Non c’è necessità di mediazione, non abbiamo una posizione critica verso Parigi», ha spiegato il titolare dell’Interno Matteo Piantedosi dopo l’incontro con lei. In un summit a cui, peraltro, mancava il ministro francese Gérald Darmanin, che dopo aver dato della «disumana» all’Italia, dà forfait, mandando una collega, perché costretto dalle opposizioni francesi a riferire in Parlamento sull’espulsione di 44 migranti da Tolone. «Non c’è motivo di mediare per ricomporre alcunché – insiste Piantedosi – non abbiamo dato rassicurazioni e men che meno ce l’hanno chieste».

Berlino rasserena dopo l’appello di Parigi a boicottare i ricollocamenti dall’Italia. C’è uno schema comune, con Roma. La Germania intende onorare il meccanismo di solidarietà, sulla redistribuzione, rinnovando l’impegno ad accogliere 3mila migranti sbarcati in Italia come previsto dal piano siglato a giugno. Una mossa furba, e certo utile, per far sì che Roma se ne stia buona senza alzare troppo i toni fino al vertice Ue del 25; da cui però l’Italia si aspetta dalla presidenza ceca del Consiglio dell’Ue. All’incontro ad hoc ci saranno i ministri dell’Interno e non solo i tecnici. Indicazione che lascia sperare in una decisione «rapida» sulla «regolamentazione» del Mare Nostrum. Si lavora sui rispettivi interessi: l’Italia ha preso di mira le Ong, la Francia punta a incassare «garanzie». Su queste basi, Berlino può portare Parigi a collaborare. Da Bruxelles c’è la conferma che la Commissione è al lavoro sul nuovo piano d’azione. «Daremo un contributo anche documentale – anticipa Piantedosi – che immagino di poter allineare alla posizione condivisa con i Paesi di primo ingresso come Malta, Cipro e Grecia, e che non andrà lontano dalla aspirazioni della Commissione, non procederemo da soli». Si parla di canali di ingresso regolari, col «rafforzamento» di esperienze che l’Italia ha in campo da anni, come i corridoi umanitari con la Comunità di Sant’Egidio. La linea Roma-Berlino, per ora è «solo» su rimpatri più efficienti e più stretta cooperazione con i Paesi africani. «La verità è che abbiamo salvato donne e bambini che, purtroppo, l’Italia non ha voluto salvare», è l’ultima accusa di Darmanin in Assemblée. C’è ancora polvere da far depositare. Ma stilare «regole» che non siano scritte col solito burocratese non è più un tabù. Anche la Francia, con l’espulsione di 44 migranti da Tolone, ha infatti cancellato su due piedi quella stessa accoglienza chiesta a oltranza all’Italia.


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