“Il governo prosegua”. E ora nessun partito offre il Colle al premier

Dic 23, 2021

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    Per una volta, la larga maggioranza di governo sembra (almeno in superficie) addirittura compatta, e su un obiettivo comune: tenere Mario Draghi a Palazzo Chigi fino al 2023.

    Una dopo l’altra, mentre il premier ancora sta parlando nella conferenza stampa di fine anno, escono le veline delle segreterie di partito, e sembrano fatte con lo stampino: bene, bravo, bis. Ma resta dove sei. Uniti come un sol uomo, Conte e Salvini, Letta e Berlusconi e persino Speranza, o chiunque sia ad amministrare la mini-ditta Leu, sembrano intenzionati a frapporsi tra il sacro Colle e l’unico candidato che, al momento, potrebbe coagulare una maggioranza talmente ampia da includere persino Giorgia Meloni e i suoi (pochi) Grandi Elettori.

    Ma dietro la compattezza di facciata si nasconde altro. Soprattutto paura di non avere alternative credibili al «candidato» Draghi, e anche al premier Draghi. Le parole esplicite del capo del governo sono giunte inattese, e hanno spaventato deputati e senatori, che hanno visto materializzarsi l’alternativa tra eleggerlo tutti insieme al Colle o ritrovarsi senza più governo. E Draghi ha abilmente lanciato la palla alla politica: siete voi a dover decidere. Lui, eventualmente eletto al Colle, si farebbe «garante» di una continuità della maggioranza e di un «governo Draghi» senza Draghi. Se invece la politica si frantumerà nel voto per il Colle, non è pensabile che il governo resti lì indenne.

    Ma la politica non è pronta: «La verità è che nessuno controlla i suoi, a cominciare da noi», dice un esponente Pd. «Almeno il 50% dei nostri non lo voterà neanche morto», assicura l’ex capogruppo grillino Licheri. Ma davanti allo spauracchio di una crisi di governo e del voto anticipato, i grillini sarebbero i primi a riconvertirsi. La Lega dà voce alle paure: «Grande apprezzamento per il lavoro del governo, ma c’è preoccupazione per eventuali cambiamenti che potrebbero creare instabilità», recita il comunicato delle «fonti» del Carroccio. «Senza Draghi del doman non c’è certezza», incalza Salvini.

    Conte fa dare l’altolà all’ipotesi di Draghi presidente: «C’è ancora tanto lavoro da fare, e i dati sui contagi preoccupano gli italiani: il M5s ritiene necessaria una continuità nell’azione di governo per non lasciare cittadini e istituzioni in uno stato di vacatio». Chiarissimo, nonostante il gergo da Azzeccagarbugli. Ma resta da vedere quante truppe controlli Conte, e su che carta (molti dicono Draghi) stia puntando invece Luigi Di Maio. Da Forza Italia è lo stesso Berlusconi ad auspicare, coi suoi eurodeputati, che «Draghi resti premier fino al 2023».

    La velina Pd è quella più vaga, e si limita ad augurarsi che «la legislatura vada avanti in continuità con l’azione di governo». Letta deve tener buono l’affranto Conte, e rassicurare i propri parlamentari, molti dei quali ieri pomeriggio erano in rivolta: «Draghi è stato ricattatorio e paternalista, questo non aiuta la sua candidatura», dice uno di loro, «se poi non vuole restare al governo dopo l’elezione al Colle ce ne faremo una ragione». Ma il segretario dem non chiude affatto all’ipotesi Draghi: «Siamo sempre stati convinti che sia insostituibile», spiega ai suoi. «Colle e governo sono questioni ormai legate, e se i partiti non chiariscono cosa succede dopo una sua eventuale elezione la strada si fa in salita». Il problema, appunto è come arrivare al voto per il Quirinale con un’alternativa di governo già individuata. O come trovare un candidato al Colle alternativo a Draghi che tenga unita tutta la maggioranza: «Ora sul tavolo abbiamo tre problemi: Quirinale, successione a Palazzo Chigi, durata della legislatura», sintetizza con chiarezza Andrea Marcucci. Manca un mese al via, ma ancora non si vede una regia politica in grado di gestire una partita sempre più difficile.


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