• Il lavoro riagguanta i numeri del pre pandemia. Ma tornano i licenziamenti per motivi economici

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    Il mercato del lavoro torna ai livelli pre-pandemia. Nella fotografia scattata dall’Osservatorio dell’Inps sul precariato, si vede che crescono assunzioni, trasformazioni e cessazioni. E tornano i licenziamenti per motivi economici. «Nel primo semestre 2022 i flussi nel mercato del lavoro hanno completato la ripresa dei livelli pre-pandemici, compromessi nel biennio 2020-2021 dall’emergenza sanitaria con le connesse chiusure e restrizioni, segnalando anzi incrementi rispetto al 2018-2019 sia nelle assunzioni e nelle trasformazioni come pure nelle cessazioni», scrive l’Inps. Cioè salgono i contratti nei primi sei mesi di quest’anno, ma si registra anche un boom di dimissioni, con una crescita di oltre un terzo rispetto all’anno precedente.

    Le assunzioni attivate dai datori di lavoro privati nei primi sei mesi del 2022 sono state 4.269.179, con un aumento del 26% rispetto allo stesso periodo del 2021. Le cessazioni sono state 3,3 milioni per un saldo positivo che supera i 946 mila contratti. Nel solo mese di giugno invece il saldo positivo annualizzato (la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) è di 682 mila contratti, di cui 247mila indeterminati e 436mila soprattutto a termine. I licenziamenti economici sono saliti del 121%, a 266.640, di cui 185mila da rapporti a tempo indeterminato. Ma va ricordato che nei primi sei mesi dell’anno scorso c’era ancora blocco dei licenziamenti causa pandemia. «Fino al 30 giugno 2021 (per gran parte dell’industria) o fino al 31 ottobre 2021 (per il terziario e il resto dell’industria) i licenziamenti economici erano bloccati dalle normative specifiche introdotte nel 2020». Infatti «il più pertinente confronto con il 2019 per i licenziamenti economici rileva una contrazione (circa 50mila licenziamenti in meno sia rispetto al 2018 che al 2019: -21%)».

    La crescita dei contratti invece ha interessato tutte le tipologie: a tempo indeterminato (+36%) e contratti a termine (intermittenti +40%, apprendistato +27%, tempo determinato +24%, stagionali +22%, somministrati +17%).

    Sono 1,2 milioni le dimissioni dal lavoro registrate dall’Inps nei primi sei mesi del 2022 con un aumento del 31,73%. Il dato di oltre 1,08 milioni di dimissioni nel primo semestre 2022 riguarda tutte le tipologie di contratto mentre se si guarda solo a quelle da contratto a tempo indeterminato le dimissioni sono cresciute del 22,18% passando dalle 510.762 dei primi sei mesi del 2021 a 624.047 nello stesso periodo del 2022. Ma anche qui «il livello raggiunto – sottolinea l’Inps a proposito delle dimissioni da contratti stabili – sottende il completo recupero delle dimissioni mancate del 2020, quando tutto il mercato del lavoro era stato investito dalla riduzione della mobilità connessa alle conseguenze dell’emergenza sanitaria».


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