Il M5s è sempre stato “una forza d’odio”

Giu 18, 2022

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    Colpisce sentire Luigi Di Maio preoccupato per le sorti del Movimento 5 Stelle. “Temo che diventi una forza politica dell’odio”, ha esternato all’apice di un botta-e-risposta a distanza col capo Giuseppe Conte e col consulente massimo Beppe Grillo. Colpisce perché il rischio paventato dal ministro degli Esteri non esiste: non deve preoccuparsi che il M5s diventi “una forza politica dell’odio” perché lo è già, e da sempre per giunta.

    Il Movimento 5 Stelle nasce col vaffanculo in bocca. Gli spettacoli sboccati del comico genovese, i meet up e i “Vaffa Day” sono l’origine di una forza politica che ha sempre usato la violenza verbale, la demonizzazione dell’aversario e la gogna social come armi per sbaragliare i partiti tradizionali e arrivare in parlamento e nei palazzi della politica. Senza queste continue aggressioni non esisterebbe il grillismo. “Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno”, prometteva Grillo nel 2013. “Scopriremo tutti gli inciuci, gli inciucetti e gli inciucioni: quando illumini un ladro il ladro non ruba più!”. I Cinque Stelle sono nati come forza anti sistema. Per farlo a pezzi, il Sistema, lo hanno infangato, calpestato e, infine, bistrattato finché non hanno capito che tutto sommato gli calzava a pennello. La loro è una parabola con infiniti cortocircuiti, cambi di casacca e dietrofront. La “scatoletta di tonno”, tanto per intenderci, è stata sì aperta, ma poi ci si sono trovati tanto bene che vi si sono accomodati e, in barba alle regole contro i politici di professione, non vogliono più schiodarsi. Adesso che hanno tutti quanti indossato giacca e cravatta, fanno volare qualche vaffanculo in meno ma la solfa non è cambiata.

    Per esempio. Oggi inorridiscono (giustamente) contro le spregevoli liste dei filo Putin. Si sono forse dimenticati delle liste di proscrizione che quotidianamente pubblicavano sul blog di Grillo? Il giornalista del giorno. Si chiamava così, la rubrica. Il post era breve: nome e cognome del giornalista da impallinare, testata, breve descrizione del “reato” commesso. A scorrere una selva di commenti (e insulti) dei lettori. A fine anno, poi, maxi lista finale per nominare il giornalista (peggiore) dell’anno. Gogna social. I grillini, dopotutto, sono da sempre campioni di sputtanamento. Soprattutto quando ci sono le Procure di mezzo. La sete di giustizialismo li ha spinti a gettare nelle galere virtuali del web politici indagati o rinviati a giudizio. Poco importa se poi, a distanza di anni, si sono rivelati innocenti. Nessuno, per certe campagne d’odio, hai mai chiesto scusa. Li hanno letteralmente massacrati, infischiandosene bellamente della presunzione di innocenza. Hanno sempre avuto un solo obiettivo: fare a pezzi l’avversario. E ci sono sempre riusciti.

    I grillini incanalano l’odio del web contro i propri avversari sin dagli albori del Movimento. È una costante. Nel 2014 era stato Grillo in persona a scatenare l’assalto all’allora presidente della Camera, Laura Boldrini, chiedendo ai propri follower: “Che fareste in auto con Boldrini?”. Non serviva un professorone della comunicazione a suggerire che un post di tale ambigua portata avrebbe scatenato commenti violenti. L’intento – possiamo facilmente immaginarlo – era proprio quello. Per questo fa sorridere sentire Di Maio preoccuparsi. Il M5S è sempre stato “una forza politica dell’odio”. L’unica differenza è che da movimento d’odio è diventato partito d’odio. Ora che incassa i finanziamenti pubblici, che inciucia a destra e a manca pur di conservare la poltrona, che alle elezioni non disdegna apparentamenti per non soccombere, ora che vanta uomini nei ministeri che contano si è solo fatto più istituzionale. Non tema, dunque, Gigino. Il M5S continuerà a odiare. E continuerà a riversare questo odio contro gli avversari politici e contro quellla Casta che, oggigiorno, anche loro rappresentano.


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