• Il monito di Schillaci: “Multe ai no vax? Più costi che vantaggi”

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    Tanti i dossier sul tavolo di Orazio Schillaci. Il ministro della Salute ha impresso la svolta dopo la gestione Roberto Speranza e presto potrebbero arrivare delle novità sulle multe ai no vax. Intervenuto ai microfoni di “Radio anch’io” su Rai Radio 1, l’ex rettore dell’Università di Roma Tor Vergata ha evidenziato che il discorso delle sanzioni riguarda essenzialmente il Mef, ma non solo: “Io voglio semplicemente ricordare che in Europa solamente due Stati avevano introdotto le multe, che sono l’Austria e la Grecia, ma in realtà nessuno di queste due Stati che aveva introdotto le multe per chi non si vaccinava poi è andato effettivamente all’incasso”. L’analisi del ministro è semplice, è più costoso incassarle che eliminarle: “Allo Stato richiedere le multe potrebbe costare più di quello che poi ne potrebbe derivare”.

    “Campagna per aumentare le vaccinazioni”

    A proposito di Covid-19, Schillaci ha annunciato la partenza di una campagna del governo che mira ad aumentare il numero di adesioni per le vaccinazioni anti-coronavirus e contro l’influenza stagionale. Una strategia messa a punto in particolare per anziani e fragili, i dati parlano chiaro: “Ad oggi meno del 30 per cento delle persone di riferimento hanno fatto il secondo booster per il Covid e anche l’influenza in era pre-covid causava in Italia molti decessi tra gli anziani”. Il titolare della Salute ha poi rimarcato: “Credo che questa sia una campagna di responsabilità per ribadire l’impegno di questo governo sul fronte del covid e anche dell’influenza. Campagna che viene fatta dal nuovo governo a un mese dal suo insediamento”.

    “Riportare la sanità pubblica al centro”

    Nel corso del suo intervento sulle frequenze di Rai Radio 1, Schillaci si è soffermato sull’intervento del governo Meloni in manovra: “Per la sanità abbiamo messo più soldi, perché accanto ai 2 miliardi precedenti abbiamo messo altri 2 miliardi e 400 milioni”. Un segnale importante secondo l’ex componente del Cts, ma non è finita qui: “Sicuramente anche per i prossimi anni cercheremo di mettere più soldi e di riportare la sanità pubblica al centro del dibattito politico”.

    Altro tema al centro del dibattito è la carenza di medici, Schillaci ha le idee abbastanza chiare sul da farsi: “Anche abolendo ora il numero chiuso a Medicina non risponderemmo al problema urgente”. Il corso di laurea dura sei anni, senza dimenticare la specializzazione:“I medici in più che servono adesso nella migliore delle ipotesi li avremmo tra 8-10 anni. Credo che servano delle soluzioni oggi. Poi sul numero chiuso, credo sia importante allargare il numero di studenti che possono frequentare il corso di laurea in Medicina, ma deve essere un numero programmato che vada puntualmente a verificare i fabbisogni negli ospedali e sul territorio”.

    Schillaci ha poi sottolineato che il problema della carenza di medici deriva da lontano, ovvero dal fatto che negli ultimi dieci anni il numero di accessi è stato assolutamente insufficiente per quelle che sarebbero state le necessità di oggi. Più che all’abolizione del numero chiuso a Medicina, il ministro pensa a un numero programmato: “Fino all’era pre-Covid, venivano ammessi per anno tra gli otto e i dieci mila candidati alle facoltà di Medicina. Io nella mia vita precedente ho fatto anche il preside della Facoltà di Medicina e mi ricordo molto bene come la Conferenza dei presidi, ogni anno da 10 anni fa, chiedeva che il numero di studenti che potessero frequentare le Facoltà di Medicina fosse portato almeno a dodici mila. Quindi per anni c’è stato un gap di almeno quattro mila ingressi e questo oggi lo scontiamo”.


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