Il neo commissario rifiuta la Calabria e incolpa la moglie. Rottura su Strada

Nov 18, 2020

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    Ancora ieri mattina Eugenio Gaudio preparava il trasloco in Calabria. All’ora di pranzo lo stop inatteso perché, dice a Repubblica, «mia moglie non intende trasferirsi a Catanzaro».

    Teatrino calabrese, atto terzo. Ma non l’ultimo, per sfortuna degli abitanti della regione che assistono in lockdown al balletto dei commissari. Gaudio è il terzo nominato dal governo e svanito in circostanze tragicomiche nell’arco di dieci giorni: un record. L’ex rettore della Sapienza è stato lesto a sfilarsi quando già nubi pesanti si addensavano sul suo nome. Non quelle giudiziarie, pare. Perché la storia dell’inchiesta che lo vede indagato nel 2019 per un concorso truccato all’Università di Catania pare destinata a chiudersi. Nubi politiche.

    Gaudio pareva perfetto per il ruolo: professionista di lungo corso, con esperienza medica ma anche gestionale, a differenza di Gino Strada, come non ha mancato di sottolineare uno degli sponsor dell’ex rettore della Sapienza, il ministro per l’università Gaetano Manfredi, di cui Gaudio è consulente: «Gino Strada -ha spiegato il ministro- è una straordinaria persona che può dare sicuramente un grandissimo contributo ma non so se poi un ruolo puramente amministrativo non limiti quelle che sono le sue capacità». Il docente di medicina in più è calabrese, nativo di Cosenza. Una scelta che anche per questo era parsa politicamente lungimirante in vista del voto regionale. Ma nella maggioranza si è scatenata la solita guerra per bande che paralizza il governo e trasforma la nomina di una figura tecnica, per quanto di notevole peso in questione di bandiera.

    Già Saverio Cotticelli, il primo commissario cacciato dopo una figuraccia in tv, è stato scaricato in un lampo dai 5s, inclusi i suoi sponsor Nicola Morra e Dalila Nesci. Così pure il secondo: Giuseppe Zuccatelli, già candidato alla Camera con Leu, quota Roberto Speranza, è stato criticato per primo da Nicola Fratoianni, cioè il capo dell’altra corrente di Leu. Film che si è ripetuto con Eugenio Gaudio. Lunedì pomeriggio, appena il tempo di terminare il consiglio dei ministri e già riaffiorava l’inchiesta sull’ex rettore della Sapienza per un concorso truccato a Catania. Una storia che sfiora marginalmente Gaudio e che va a chiudersi. Ma quanto basta per offrire ai grillini la sponda per silurare la nomina. A ingaggiare battaglia l’ala dura. «Il professor Gaudio sarà sicuramente persona validissima, -dice Nicola Morra- ma in Calabria, per tanti differenti motivi non va bene». I più duri, alcuni senatori della Calabria. «Il governo non scelga tirando a dadi» frenava Margherita Corrado. E Bianca Laura Granato arrivava a minacciare di boicottare il decreto in Senato, dove i numeri della maggioranza sono risicati: «La nomina di Gaudio come commissario alla sanità calabrese è inaccettabile. Allo stato attuale, per quanto mi riguarda, non ci sono le condizioni per votare il dl Calabria».

    Con Italia viva che insiste su Strada e il Pd diviso, Gaudio ha temuto di fare la stessa fine di Cotticelli, che ieri in audizione alla Camera ha raccontato di essere stato lasciato solo e senza mezzi. Strada ieri è tornato a proporsi chiarendo «di non aver mai ricevuto un’offerta formale». Ma nel governo non tutti sono convinti. Come il ministro Francesco Boccia, che loda Emergency ma «non c’entra nulla con la gestione del bilancio della sanità calabrese». Riparte la caccia a un tecnico da affiancare a Strada che intanto partirà con la costruzione di ospedali da campo. Nel totonomi Jacopo Marzetti, già commissario di governo della comunità del Forteto, e il prefetto Francesco Paolo Tronca, già commissario straordinario di Roma Capitale e calabrese di origini. Ma ora lo scontro è tutto ideologico intorno a Strada: le Sardine a favore, il pm star Nicola Gratteri contro: «Non va bene, non servono ospedali da campo, ma aprire gli ospedali chiusi». Un brutto colpo per il fronte grillino capeggiato da Morra che fa la hola per il medico di guerra. Poveri calabresi.



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