Il “no” di Zaia alle trivelle: “In passato effetti devastanti”

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Da parte di Luca Zaia arriva un deciso “no” alle trivellazioni. Di recente il governo ha deciso di sbloccare nuove perforazioni nell’Adriatico, ma sul punto si è registrata la contrarietà del governatore della Regione Veneto. Il leghista, intervistato dal Corriere della Sera, l’ha definita “una questione di coerenza” visto che si era opposto già in occasione del referendum del 2016. A suo giudizio c’è un’osservazione oggettiva: “Gli esiti della subsidenza in seguito alle trivellazioni degli anni Cinquanta sono stati imponenti e devastanti“.

Il “no” di Zaia alle trivelle

Zaia ha voluto sottolineare che “la nostra gente è sicuramente inquieta” per quello che è accaduto. Poi è andato sul piano tecnico per argomentare il suo “no” ad altre trivelle, sottolineando che noi abbiamo fondali sabbiosi e non rocciosi come quelli della Croazia. “É tutto un altro contesto ed è ovvio che qualche punto interrogativo ci venga in mente“, ha aggiunto. Specificando che la sua posizione non è “ambientalista e tantomeno ideologica“.

Il governatore del Veneto si è detto favorevole ad esempio ai rigassificatori, invitando ad approfittarne e a sfruttarne al massimo le potenzialità. Il timore del leghista è che i risultati delle nuove perforazioni non siano evidenti prima di tre o quattro anni. Non solo: sostiene che bisogna fare i conti con la verifica dei danni. “Il problema però è che noi di prove ne abbiamo già fatte, e il combinato disposto tra morfologia e fragilità del territorio ha dato esiti pessimi“, ha dichiarato.

Per Zaia il punto è capire se esiste qualcuno in grado di certificare che non ci saranno rischi. Il governatore si è detto assolutamente consapevole della crisi energetica in corso, ma ha voluto sottolineare che “non si può passare sopra a questioni assolutamente serie in nome della ragion di Stato“. In tal senso ha ricordato che nel Polesineè stato un disastro colossale“, rimarcando che sarà complicato “dipanare le perplessità di una comunità che ha già pagato un conto salato per quello che è stato“.

I timori per il turismo

C’è un ulteriore fattore su cui Zaia si è voluto focalizzare. Riguarda un fronte cruciale per il Veneto, la cui prima industria è rappresentata dal turismo. “La metà del fatturato viene proprio dalle spiagge“, ha fatto notare. Dunque le preoccupazioni sono incentrate anche su tale questione, ritenuta di rilievo per la Regione.

L’esponente leghista ha infine osservato che l’Adriatico è un mare che in larga parte presenta delle caratteristiche di un lago: la sua convinzione è che, in questo contesto, gli effetti di eventuali danni ambientali “sarebbero devastanti per il turismo e balneazione in un raggio amplissimo“. E, ricordando che “il 66% dei nostri turisti sono stranieri“, ha sollevato perplessità perché potrebbe scatenarsi un danno d’immagine “complessivo enorme“.


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