“Il Pd non può subire il giustizialismo grillino. Travaglio? Ora si scusi”

Dic 27, 2021

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    «Solo il Parlamento può dire se Silvio Berlusconi è degno o meno di fare il capo dello Stato». Marcello Pittella, ex governatore della Basilicata, assolto qualche giorno fa dopo il calvario giudiziario di Sanitopoli e tra i firmatari dei referendum per cambiare la giustizia, si dichiara vittima del fango di Travaglio e ritiene che il Pd non debba più subire la linea giustizialista del M5s.

    Perché votare i referendum?

    «Sul piano dei diritti una società civile che tutela la libertà deve procedere verso una riforma che contrasti il linciaggio mediatico e la pubblicazione delle carte prima che l’interessato ne sia a conoscenza, che garantisca lo sdoppiamento delle carriere e la responsabilità dei magistrati e, infine, che normi il rapporto tra comunicazione e magistratura garantendo sempre e comunque il diritto alla privacy. Occorre, insomma, una giustizia più giusta e umana perché si consumano vicende sulla pelle della gente».

    La riforma Cartabia non è stata sufficiente?

    «Alcuni aspetti non sono stati toccati. Serve il coraggio di dire che qualcosa non va e che questo qualcosa va cambiato al più presto».

    Come si batte la malagiustizia?

    «Sono stato tre anni e mezzo a combattere per affermare la mia estraneità e l’ho fatto con le armi della giustizia. Sono rimasto in silenzio perché mi sono reso conto che il linciaggio mediatico era tale che ogni volta che alzavo il dito o prendevo la parola, pur essendo il più votato in Basilicata, venivo additato e sbeffeggiato. Non volevano che parlassi perché ero ancora sotto giudizio».

    Le è mai venuto in mente di fondare un partito per difendere le vittime della malagiustizia?

    «Di partiti ce ne sono tanti, ma dovrebbero operare con più coraggio. Sulla giustizia, tutta la politica è ostaggio».

    Proprio il Pd, di cui è dirigente, è espressione del giustizialismo

    «Serve uno slancio in termini di garantismo. Il vecchio partito socialista lo era, così come la Dc. Il Pd è tiepido. Alcune aree sono garantiste, altre meno. Pur non essendo il partito giustizialista di un tempo, subisce l’influenza del M5S».

    Quel modo di fare non rischia di essere un boomerang?

    «Non vi sono dubbi. Nell’ultimo anno e mezzo sulla magistratura si è aperto uno scenario preoccupante. Il caso Palamara non è l’unico. Eppure sulla riforma del Csm è calato il sipario. Non sono per la guerra ai magistrati, perché molti sono seri e responsabili, ma è utile rivedere le funzioni affinché il cittadino si senta non colpevole fino all’ultimo grado di giudizio e non sia più logorato dalla macchina del fango».

    Cosa ne pensa dei giustizialisti alla Travaglio?

    «Non ne ho mai condiviso l’approccio. Avrei gradito che avesse titolato la prima pagina del suo giornale chiedendomi scusa, essendo stato il primo a puntarmi il dito contro e avendo utilizzato il suo bazooka verso di me, la mia famiglia e i miei affetti. Ci vuole coraggio anche in questo. L’Italia rischia di essere un Paese non civile».

    Si parla di Berlusconi al Colle ma c’è chi, a sinistra, vuole imporre veti assurdi…

    «Il Cavaliere vive la vita istituzionale e politica a livelli altissimi. Come si fa a dire che non dovrebbe candidarsi? La giustizia ha fatto il suo corso. Solo il Parlamento, quindi, può decidere se è degno o meno di fare il capo dello Stato».


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