Il Pd ora passa alle minacce: “Cosa accade col Cav al Colle”

Dic 30, 2021

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    L’ipotesi di eleggere Silvio Berlusconi come prossimo presidente della Repubblica terrorizza la sinistra. Se fino a pochi giorni fa il fronte rosso la reputava una possibilità da fantapolitica, ora iniziano a tremare perché i numeri del Parlamento potrebbero fornire un risultato indigesto per i vari detrattori. L’approdo del Cavaliere al Quirinale sarebbe un boccone amaro per Partito democratico e Movimento 5 Stelle, che non hanno ancora partorito una strategia ben precisa per la partita per il Colle. L’unico intento dei giallorossi sembra essere quello di provare a togliere dal campo l’opzione Berlusconi.

    La minaccia del Pd

    Il leader di Forza Italia al Quirinale creerebbe non pochi guai tra le fila di Pd e M5S, che non sanno ancora che pesci prendere. Il rischio di finire spazzati politicamente dalla corsa al Quirinale è concreto e da qui nascono i tentativi della sinistra di provare ad allontanare l’ipotesi Berlusconi. Uno scenario che provoca tumulti tra i giallorossi tanto da spingere il Partito democratico a passare alle minacce politiche nell’anonimato delle fonti.

    I dem salgono sulle barricate e provano a rigettare l’opzione Cavaliere a qualunque costo. Addirittura paventando il ritorno alle urne nella primavera del 2022. “Se ce la fa, un minuto dopo cade il governo Draghi e si va a votare“, è l’avvertimento che si fa trapelare dal Nazareno a La Stampa. Il Pd dunque prova a giocare la carta della paura, dello spauracchio del voto anticipato che agita diversi parlamentari: “Se dovesse vincere Berlusconi, quelli che hanno a cuore la durata del governo se la scordano“.

    Una posizione che rispecchia quella espressa da Enrico Letta, che senza mezzi termini ha già messo in discussione la stabilità dell’esecutivo se Berlusconi dovesse essere eletto prossimo presidente della Repubblica: “Sarebbe una contraddizione totale, che minerebbe la stessa tenuta del governo. E con Berlusconi sarebbe esattamente così: candidato di bandiera del centrodestra, la mattina dopo casca il governo“.

    L’ipotesi elezioni anticipate

    In realtà l’ipotesi di elezioni anticipate sarebbe a un passo con Mario Draghi come nuovo inquilino del Colle. Ma i partiti di maggioranza hanno già giurato sulla stabilità del governo dopo la conferenza stampa di fine anno del premier, insistendo sulla necessità di non interrompere l’esperienza di questo esecutivo e di arrivare alla scadenza naturale della legislatura nel 2023. Ecco perché quella del Pd è destinata a essere una minaccia farlocca.

    I numeri in Parlamento

    La situazione numerica in Parlamento testimonia che questa volta il pallino del gioco è in mano al centrodestra, vero king maker della partita per il Quirinale. La coalizione si riunirà a gennaio per tirare le somme e concordare la strategia definitiva e proprio in quell’occasione Berlusconi potrebbe sciogliere le riserve ed essere ufficialmente il candidato del centrodestra.

    Tra senatori, deputati e delegati regionali, il centrodestra può contare su 451 grandi elettori. La soglia della maggioranza assoluta (per eleggere un presidente dal quarto scrutinio in poi) è fissata a quota 505 e non sarebbe così lontana se si riuscisse a fare sponda con Italia Viva: con il sostegno dei 42 renziani mancherebbero solo 12 preferenze al traguardo.

    Per i giallorossi si mette male: un asse tra Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Liberi e uguali e altre formazioni del centrosinistra potrebbe contare su 414 voti. Letta e Conte cercheranno di imbarcare i voti di Italia Viva e di Azione, ma Matteo Renzi e Carlo Calenda sono stati chiarissimi: “no” a un centrosinistra a trazione grillina.


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