Il Pd scende in piazza (contro i più deboli)

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Il viatico che arriva dalla premier Giorgia Meloni in persona («Ben vengano le manifestazioni, le opposizioni fanno il loro mestiere») non è proprio l’ideale per le concorrenziali ansie di protagonismo di Pd e M5s – con Cgil di complemento, contesa tra i due – che cercano di animare la protesta di piazza contro il governo e la sua prima legge finanziaria.

Operazione già non facilissima, visto che il contenuto della manovra è di per sé piuttosto annacquato e moderato: «Tre quarti di eredità Draghi e di captatio benevolentiae verso la Ue, e un quarto di mini-misure a pioggia per dare un contentino ai partiti di maggioranza», sintetizza un dirigente dem, che confessa di non capire «perché mai dovremmo scendere in piazza: con quali proposte alternative e quali soldi per finanziarle?».
Il problema, per i dem, è che il loro principale antagonista (ossia Giuseppe Conte) non si pone grandi scrupoli di merito: il suo obiettivo è accreditarsi come leadership egemone nel campo di sinistra, onde accaparrarsi i consensi elettorali di un Pd in pieno caos pre-congressuale alle prossime elezioni regionali.

Quindi l’ex premier si è subito slanciato nella condanna della manovra, assicurando di essere pronto a frapporre il proprio corpo come «muro» contro chi «vuol mandare fuori strada gli ultimi» tagliando il reddito di cittadinanza. Con annessa sfida al Pd: «Vedremo se saremo i soli o se altre forze politiche risponderanno ‘presente’» contro un governo «disumano» che vuol realizzare nientemeno che un «massacro sociale». Detto fatto: il segretario (uscente) del Pd raccoglie la sfida e rilancia, battendo sul tempo Conte perché fissa anche una data: «Sabato 17 dicembre la nostra manifestazione contro una manovra improvvisata e iniqua», annunciava ieri mattina su Twitter Enrico Letta. Il Nazareno, spiegano dal Pd, punta su Piazza San Giovanni a Roma.

I Cinque Stelle, invece, preferiscono il profondo sud, dove Conte ha raggranellato consensi promettendo di migliorare «graduidamende» la vita a tutti, e dunque pensano a una kermesse napoletana a sostegno del reddito di cittadinanza per tutti. Intanto, la battaglia pre-congressuale dei dem complica la partita interna: se da sinistra Andrea Orlando conferma che occorre protestare contro la manovra, ma contraddice Letta spiegando che non si tratta per nulla di «una manovra improvvisata» ma di «una manovra lucidamente reazionaria e, lo ribadisco, di classe», da esponenti del Pd come il presidente Anci De Caro arrivano aperture. «Oggi abbiamo cominciato a vedere la manovra di bilancio – dice il sindaco dem di Bari – Non c’è ancora un testo, ma abbiamo capito che ci sono un po’ di risorse sull’energia e questo ci fa ben sperare, rispetto al fatto che non dobbiamo comunque tagliare risorse e servizi importanti come quelli sociali in un momento delicatissimo». Mentre secondo il primo cittadino di Milano Beppe Sala «la manovra è un bagno di realtà. In politica spesso avviene che tra le promesse elettorali e la realtà c’è una differenza straordinaria: è un peccato e non è giusto, ma anche questa volta è così».

Non proprio grida di battaglia propedeutiche alla protesta di piazza, insomma. E ancor meno promettente, per il Pd ma anche per Conte, è la cautela della Cgil, fondamentale per chi voglia riempire una piazza con truppe cammellate. Mentre la Cisl apre, il sindacato di Landini resta stranamente silente sulla manovra: giusto qualche gemito sui pensionati e sul Sud «dimenticato». «Dobbiamo ancora valutare», spiegano dal quartier generale, «giudicheremo nelle prossime ore».


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