Il pensiero unico delle star, orfane del ddl Zan

Nov 16, 2021

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    Zan, il ddl che piace alla gente che piace, come lo spot della Y10 negli anni ’80. Alla legge sulla transomofobia mancano i voti in Parlamento (e di riflesso, probabilmente, nel paese) ma non tra i vip, italiani e pure stranieri. Cantanti, attori, rapper con forti basi culturali, presentatori televisivi esperti di diritto come Antonella Clerici, comici raffinati come Luciana Littizzetto. Tra loro il ddl Zan otterrebbe la maggioranza assoluta, forse l’unanimità. Il ddl Zan va su tutto, è glamour, fashion, dona una allure di grande apertura mentale, fa sicuramente figo. È anche rock, come dimostra l’endorsement di altri giuristi come i Måneskin, sicuramente preparati su tutti gli articoli ed emendamenti del disegno di legge. Il tema è inflazionato, ci si sono buttati già tutti, il più furbo – Fedez, un genio del marketing insieme alla moglie – è stato tra i primi a capire il trend commerciale (anche perchè il mercato lgbt fa gola). Ma il pensiero unico è un fenomeno globale, la più potente fabbrica di politicamente corretto sono gli Usa (La cultura del piagnisteo di Robert Hughes è del 1993) e quindi come poteva mancare una lacrimuccia di Lady Gaga da Fabio Fazio? A Milano per promuovere il suo film su Gucci, anche la cantante newyorkese si è detta scossa dalla bocciatura del ddl Zan, posto che sappia cosa sia. «Volevo dire una cosa alla comunità LGBTQ+ in Italia: siete i più coraggiosi, siete i più gentili, siete un’ispirazione e che succeda una cosa di questo genere (lo stop alla legge Zan, ndr) dobbiamo gridare al disastro. Voi dovete invece essere protetti, a tutti i costi, come tutti gli esseri umani che vivono su questa Terra. Io continuerò a scrivere musica per voi, e, cosa più importante, cercherò di lottare per voi». Bocciare il ddl Zan è lento, sostenerlo è rock, direbbe Celentano. I Måneskin premiati come «Miglior gruppo rock» a Budapest, hanno lamentato che in un anno di successi italiani in tanti campi si è dovuto assistere all’affossamento del ddl Zan: «Peccato per i diritti civili, dove continuiamo a rimanere indietro, e invece per noi sarebbe stata la vittoria più importante».

    La decisione del Parlamento italiana è bocciata anche dai giudici di X Factor (Emma: «Pagina brutta della storia». Mika: «Non è l’Italia che amo»). Anche lady Fedez (o è lui Mr. Ferragni?) era disgustata, «Paese governato da pagliacci» (ma che c’entra il governo?). È un coro unico dal mondo dello spettacolo, belli, ricchi, famosi, omotrans-friendly. Una minoranza molto visibile, che sembra maggioranza ma non lo è. I sondaggi sull’argomento – molto scivolosi perché pochissimi italiani sono realmente informati sul contenuto del disegno di legge – mostrano una spaccatura totale dell’opinione pubblica. Alla domanda di Ipsos solo il 49% degli intervistati ha detto che è una legge giusta, l’altra metà ha detto che non lo è o ha preferito non dire niente. La convinzione di molti sondaggisti è che la maggioranza delle persone non abbia una conoscenza precisa della questione, e il consenso è spesso dovuto a «una semplificazione culturale, è stato raccontato come provvedimento di difesa dei diritti civili, senza l’approfondimento dei dettagli delle norme» sostiene Antonio Noto. C’è da aggiungere poi la contrarietà della Chiesa, che in Italia rappresenta la sensibilità di una larga fetta dell’opinione pubblica. E, fino a prova contraria, anche il Parlamento. Una maggioranza, forse, ma silenziosa. Tutto il contrario dei cantanti.


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