“Il Ponte sullo Stretto è vitale per il Sud. Ora intervenga Draghi”

Mag 8, 2022

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    Il Ponte sullo Stretto è un’infrastruttura necessaria per collegare i 6,5 milioni di abitanti di Calabria e Sicilia al resto dell’Europa, colmando così il divario di sviluppo del Mezzogiorno. Il governatore calabrese, Roberto Occhiuto, intende portare avanti la battaglia per la realizzazione dell’opera perché la sua azione politica ha già ottenuto successo.

    Presidente Occhiuto, la notizia del giorno è che nell’Allegato Infrastrutture del Def 2022 ha ottenuto i fondi per il completamento della Strada Statale 106.

    «Sono molto soddisfatto del risultato perché la Statale 106 è stata qualificata come opera strategica. Si prevede un finanziamento ulteriore di 3 miliardi. Ringrazio il ministro Giovannini che ha mantenuto l’impegno con la Calabria. Ho costruito un accordo che va oltre la mia maggioranza con le organizzazioni sindacali e ho incontrato a Roma Landini, Bombardieri e Sbarra. Ma credo non basti ancora. In legge di Bilancio mi aspetto una norma, come quella sull’Alta velocità, che finanzi integralmente la SS 106».

    Sul Ponte sullo Stretto, infatti, è tutto bloccato allo studio di fattibilità.

    «Il Ponte è un’infrastruttura strategica per l’Italia e per l’Europa. Per realizzarla in tempi brevi sarebbe ragionevole fare riferimento al progetto definitivo del 2005 che aveva ottenuto tutte le autorizzazioni. Il collegamento stabile fra Calabria e Sicilia non solo aiuterebbe a colmare il gap con il resto del Paese ma sarebbe una grandissima occasione di crescita per il Mezzogiorno. La Regione Calabria sta effettuando importanti investimenti nell’area di Gioia Tauro perché sono convinto che, anche a causa della guerra, il Mediterraneo diventerà sempre più centrale. L’Italia, invece, lo ha trascurato negli ultimi anni. Il Ponte sullo Stretto sarebbe una straordinaria infrastruttura per rendere ancor di più Calabria e Sicilia la porta dell’Europa sul Mediterraneo».

    Non c’è possibilità di esercitare una moral suasion sul ministro Giovannini?

    «Un’opposizione ideologica all’infrastruttura, ancora oggi animata dal Movimento 5 Stelle, merita l’impegno non di un solo ministro ma dell’intero esecutivo. L’intero governo e il presidente del Consiglio dovrebbero definire il Ponte come priorità strategica perché già inserito nella rete di trasporto europea Ten-T. Paradossalmente è ritenuto più strategico per l’Europa che per l’Italia. Vedo anche il risvolto positivo: fino al precedente governo il Ponte era ritenuto tabù perché voluto dal governo Berlusconi. Ora finalmente si è ricominciato a parlarne. Spero che questo governo e il prossimo possano passare dalle parole ai fatti».

    Lei e il governatore siciliano Musumeci avevate promosso un’asse che potesse sollecitare Parlamento e governo. I risultati ancora non si vedono.

    «Forse ci vorrebbe un impegno ancora più incisivo da parte dei governi regionali. In Sicilia si voterà fra qualche mese. Mi auguro che, smaltite le tossine elettorali, si possa aprire una vertenza nei confronti del governo. L’Italia ha un debito straordinario nei confronti della Calabria e della Sicilia per i costi dell’insularità e della marginalità. Ecco perché il tema andrebbe posto anche in seno alla Conferenza delle Regioni. Se si parla di autonomia differenziata, è necessario anche porre la questione della perequazione infrastrutturale per colmare i ritardi storici che impedirebbero alle Regioni del Sud di avere una capacità fiscale adeguata».

    C’è un’opposizione strumentale al Ponte legata ai suoi costi. È fondata oppure pretestuosa?

    «È un’obiezione molto debole perché quello che non manca sono le risorse per le infrastrutture. Peraltro, sono convinto che nel corso degli anni tutti i Paesi, e l’Italia ancor di più, saranno costretti a rivedere gli obiettivi del Pnrr e a rimodularlo, anche alla luce di quello che è successo in Ucraina. Se si optasse per il progetto cantierabile, si potrebbe trovare facilmente il finanziamento».

    La Calabria è interessata dal potenziamento dell’Alta velocità Salerno-Reggio Calabria. Ma già si sente parlare di tracciati alternativi, c’è qualche rischio di rinvio?

    «Più che problemi sul tracciato ci sono preoccupazioni sul finanziamento perché ci sono 1,8 miliardi nel Pnrr e 9 miliardi nel Fondo complementare ma mancano circa altri 12 miliardi. Sono confortato dal fatto che il governo continua a ritenere l’opera come strategica per il Mezzogiorno. Se si realizzasse il Ponte, sarebbe economicamente più sostenibile anche l’investimento sull’Alta velocità perché collegherebbe due regioni con 6,5 milioni di abitanti».


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