“Il Ponte sullo Stretto si può realizzare solo col progetto del 2005”

Mag 15, 2022

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    «Il Ponte sullo Stretto a tre campate non si può fare e se si potesse realizzare, comporterebbe oneri pazzeschi». Enzo Siviero, massimo esperto italiano nella progettazione di ponti (ha insegnato Teoria delle Costruzioni alla Iuav di Venezia) e rettore dell’Università eCampus, ritiene che la soluzione a campata unica sia l’unica praticabile.

    Professore, si può costruire un ponte a tre campate?

    «La relazione della Commissione tecnico-scientifica del ministero delle Infrastrutture, pubblicata lo scorso anno, sostiene che il ponte a tre campate presumibilmente costa meno, una terminologia inadatta all’ambito scientifico dove ci si quantificano sempre i costi. Posare i piloni nello Stretto di Messina significa lavorare con correnti che vanno da 3 a 8 nodi. Servirebbero i rimorchiatori solo per tenere le sonde. Il fondale è profondo oltre 100 metri in alcuni punti: a quella profondità non solo è quasi impossibile spianare la superficie, ma mancano anche i sistemi per il consolidamento del terreno che andrebbero sperimentati. Senza contare che la gestione dei materiali di scavo sarebbe un’impresa improba».

    Ci sono altre problematiche, non è vero?

    «I piloni sarebbero posati nei pressi di una decina di faglie in un’area a forte rischio sismico. Inoltre i blocchi di ancoraggio del Ponte a tre campate insisterebbero su zone abitate di Messina con un impatto mostruoso. Infine renderebbe molto più difficoltoso il transito delle navi, a differenza di quello a campata unica».

    E allora perché un nuovo studio di fattibilità?

    «L’ho detto anche al ministro Giovannini: questa operazione è nata perché il governo non vuole fare l’opera. C’è un progetto definitivo che si può tradurre in esecutivo e che ha ottenuto tutti i nulla osta e le certificazioni prescritte salvo quella del ministero dell’Ambiente, preoccupato per il volo degli uccelli e delle rotte dei cetacei. Blocchiamo un’opera da 7 miliardi per i cetacei!».

    I risultati dello studio non dovrebbero essere già stati pubblicati?

    «È un paravento per portare avanti la questione. Hanno affidato a Rfi 50 milioni per la gara internazionale, serviranno tre mesi per bandirla e mi auguro che la vinca Italferr perché è una società italiana. Se tutto va bene, si finirà nel 2023, altrimenti nel 2025 nonostante un progetto preliminare approvato dal Cipe e circa 400 milioni già spesi per la progettazione senza nessun presupposto che giustifichi il cambio del progetto. Come ho detto: è una questione politica determinata da chi non è favorevole al Ponte, come i grillini».

    La soluzione monocampata, con una luce di 3.300 metri, è rischiosa?

    «La sezione del Ponte come progettato è stata testata in dieci gallerie del vento, proprio per testare la deformazione indotta dal vento. Basti pensare che il Ponte è diventato il modello per tutti i ponti sospesi come quello realizzato sui Dardanelli. E comunque il contractor è partecipato da società con grande esperienza sui ponti sospesi come la danese Cowi e l’italiana Webuild, con la supervisione dell’americana Parsons, una garanzia».


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