Il rischio di brogli: nelle liste all’estero spuntano elettori morti da quindici anni

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Non ci sono urne senza morti. Lo scandalo dei brogli legati agli italiani eletti all’estero denunciato dal Giornale trova conferme, alla vigilia della spedizione delle schede votate all’estero prevista per giovedì e attese in Italia il 25 settembre per lo spoglio. Negli elenchi degli aventi diritto al voto ci sono persone morte quindici anni fa, come Antonino Guzzo, che viveva a Westchester, in Illinois. Ma cos’è? Uno scherzo? Mio marito Vito Rosario Buccheri è morto il 20 febbraio 2020, due anni fa. Verificate i vostri dati e non contattatemi più, si è sentito rispondere Andrea Di Giuseppe dalla vedova di un altro nostro connazionale che il capolista Fdi alla Camera per la circoscrizione Nord-Centro America aveva provato a contattare il suo elettore al 1403 Country Road di un paese della periferia di New York.

Pasquale Trapani che abitava a Manhattan, al 1567 di Park Avenue è morto 12 anni fa, dicono i parenti al comitato elettorale. Vittorio Pompeo Giovanni di East Haven in Connecticut, classe 1937, è morto nel 2009. Please, stop this, dicono i figli. Come se la telefonata fosse una macabra speculazione. Anche gli eredi di Giuseppe Ergastolo non la prendono bene, limitandosi a girare l’obituary pubblicato dal Chicago Tribune. Eccola, la conferma ai dubbi lanciati dal Giornale, che la Farnesina aveva ridimensionato nei giorni scorsi con un laconico è tutto a posto. Gli elenchi sono fermi, se va bene, a quindici anni fa. E se è così negli Usa, figurarsi nel resto del mondo. Chi doveva vigilare che cosa ha fatto? I consolati, i ComItes, i patronati Quanti voti dei nostri connazionali sono stati manipolati? E chi hanno favorito? Domande rivolte anche al Viminale, custode della regolarità del voto

E siccome tutto il mondo è paese anche Oltreoceano la violenza gratuita degli squadristi rossi si è fatta sentire sui social, con la foto di Di Giuseppe e Vincenzo Arcobelli (candidato Fdi al Senato), minacce contro i fascisti vicini a Casapound, ritratti a testa in giù o con allusioni a Cosa nostra americana, alla stregua dei Soprano’s. La colpa di Di Giuseppe è aver scoperchiato il vaso di Pandora, a dispetto degli altri candidati che in passato non si sono accorti di nulla. Speriamo che i certificati di morte siano arrivati anche all’Inps, che ogni anno solo negli Usa sgancia 508 milioni di euro di pensione. E che ai dubbi sollevati dal candidato Fdi non ha mai risposto. Con calma, tanto non muore nessuno


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