• Il salvataggio di un gattino dentro un motore

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    Capita che in una sera di un’estate che non vuole finire una via di Roma si trasformi nelle pagine del Canto di Natale di Charles Dickens, seppure fuori stagione. Capita che decine di persone sconosciute si radunino intorno a una macchina perché attirate dal miagolio disperato di un gattino entrato nel motore e impaurito per uscire. Torce, pappe, miagolii scaricati da internet che riproducono il richiamo di una mamma gatta, tutto per permettere a un esserino di poco più di un mese di uscire. Ma lui non ne vuole sapere. Allora la corsa a chiamare i vigili del fuoco, la polizia municipale, i carabinieri.

    Dicono che bisogna trovare il proprietario della macchina, e uno dei tanti passanti e dei casi fortuiti e fortunati di quella notte indica il portone. L’unico a rispondere è proprio l’uomo che ha le chiavi della macchina e che scende immediatamente. Arrivano i pompieri, aprono il cofano, provano ad alzare la macchina col benestare del signore che indossa i pantaloncini e che prima era sicuramente in pigiama. Il micio non esce. Lo fa all’improvviso, quando le speranze sembravano perse. Attraversa fulmineo la strada, è tutto nero, come quella strana notte, e nessuno è pronto ad afferrarlo, tanta è la sorpresa di vederlo, finalmente. Sempre più spaventato riesce ad infilarsi nel motore di un’altra macchina. I vigili del fuoco alzano le mani, devono scappare per un intervento urgente. Nell’aria calda risuona un ‘ohhh’ di stupore e rassegnazione. Arrivano anche i vigili che in un minuto risalgono, tramite la targa, alla proprietaria dell’altra auto. Anche lei scende, anche lei vuole che il piccoletto si salvi. 

    Una vigilessa alta, magra e con una mano così esile da passare tra gli ingranaggi del motore afferra il gattino sulla collottola, come avrebbe fatto mamma gatta, e lo tira fuori da quel nascondiglio che se fosse durato avrebbe potuto significare morte. Scatta un applauso di liberazione, di gioia, qualcuno piange. Lui invece non miagola più, i suoi occhi blu sono stupiti di essere al centro di tanto interesse. 

    Un ragazzo corre a prendere a casa il latte e una siringa per nutrirlo, “avrà fame”, una coppia arriva col trasportino, “lo ospitiamo noi stanotte”, una donna al telefono che la mattina aveva perso due treni per salvare il piccolo e che ha seguito l’operazione di salvataggio si offre di adottarlo. Altri due ragazzi alti si salutano con un abbraccio quasi vergognandosene, “non sarei riuscito a dormire sapendolo là dentro da solo, menomale”.  

    E come nel Canto di Natale non poteva mancare la neve, sotto forma di pioggia estiva, che bagna una notte romana come tante eppure così unica.  


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