Il sapore amaro dell’odio. La pedagogia dell’intolleranza … di Sergio Pizzolante

Cosa rimarrà di questa crisi? Spero il Sollievo. Nel momento in cui Mattarella chiama Draghi al Quirinale. E poi la trasformazione, io penso virtuosa, del sistema politico.
L’ampliamento del campo europeista.
Per me, però, rimarrà, per sempre, la delusione , ancora un volta, del Pd.
E della stampa.
Ho visto, di nuovo, l’odio verso un uomo.
Verso un leader politico. Ho rivisto “le monetine”, verso Craxi, il coro della stampa, il ripetersi, martellante, delle parole, delle accuse, delle bugie, delle menzogne, dell’irrisione.
Il conformismo violento.
Quasi tutti i commentatori, quasi tutti i politici, tutti quelli del Pd, non capivano, “non si capisce”, dicevano, irresponsabile, inaffidabile, mai più con lui, tutto e tutti al di fuori di lui, “vuole le poltrone”, “fa i fatti suoi”.
E giù monetine. Virtuali. Ma sempre monetine.
Ho rivisto l’odio verso Berlusconi.
Tutti in coro. Martellanti.
Ho visto l’abiura stalinista.
I renziani di ieri mattina, che tutto devono a Renzi, che abiuravano, che alzavano la voce più degli altri, per riconquistare una verginità.
Cosa sarebbero Del Rio e la Serracchiani senza Renzi? Nulla.
Sono quelli che hanno posto il veto. Personale. Ignobile. Come altri.
La corsa a sputare sul proprio passato, ad abbattere la statua sotto la quale si inginocchiavano.
È un rito che si ripete. Gli ex comunisti, a valle di Tangentopoli, riabilitavano i socialisti che sputavano contro Craxi.
È, ancora, il metodo dell’autocritica imposta.
Dell’abiura.
Un istinto. Che non muore.
La “pedagogia dell’intolleranza”, che ha educato un popolo.
Il virus, inconsapevole, istintivo, appunto, dello stalinismo. Una identità che non muore. Perché è nascosta e vile.
Che peccato.
Sergio Pizzolante

Sergio Pizzolante