Il sondaggio di fine anno: il centrodestra dilaga e vince in ogni scenario

Dic 31, 2021

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    È l’ultimo giorno del 2021 ed è arrivato anche il momento di tirare le somme di un anno politicamente movimentato. Dall’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi fino alle elezioni amministrative, i mesi sono trascorsi in un mare agitato che però deve affrontare ancora l’ultimo scoglio. Quello più importante, ovvero l’elezione del prossimo presidente della Repubblica. Ma in tutto ciò i sondaggi forniscono un quadro che non è cambiato nel corso del 2021: il centrodestra si conferma la coalizione verso cui gli italiani nutrono maggiore fiducia.

    Stando alla stima Ipsos del 22 dicembre, al vertice si trova il Partito democratico con il 20,7%. I dem sono tallonati sia dalla Lega (20,1%) sia da Fratelli d’Italia (18,8%). Il Movimento 5 Stelle non riesce a guadagnare terreno e si attesta al 16,4%. Forza Italia prosegue invece nel suo trend positivo e avanza fino all’8,7%. Infine ci sono gli schieramenti con minore consenso: Azione (2%), +Europa (2%), Italia Viva (1,8%), Sinistra italiana (1,7%), Verdi/Europa verde (1,7%), Coraggio Italia + Noi con l’Italia (1,5%) e Articolo Uno/Mdp (1,3%).

    Centrodestra contro giallorossi

    L’ultima rilevazione riportata da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera prende in esame gli scenari più probabili in vista del ritorno alle urne, che potrebbe verificarsi nella primavera del 2022 o direttamente al termine della scadenza naturale della legislatura nel 2023. Il quadro non cambia nei due principali contesti e fornisce sempre il centrodestra come vittorioso. Il primo riguarda la composizione classica: da una parte Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia; dall’altra Partito democratico, Movimento 5 Stelle e una lista Sinistra italiana-Articolo 1.

    In questo caso il divario è nettissimo, con il fronte giallorosso che sarebbe in grandissima difficoltà e non avrebbe le carte in regola per colmare una distanza abissale. La situazione sarebbe la seguente: alla Camera 211 seggi al centrodestra e 169 ai giallorossi; al Senato 104 a 84. I restanti seggi attribuiti su base proporzionale sarebbero assegnati a due ipotetiche liste a trazione centrista (la prima nata dall’aggregazione tra Azione di Carlo Calenda e +Europa; l’altra tra Italia Viva, Coraggio Italia e Noi con l’Italia).

    Centrodestra contro il nuovo Ulivo

    Il secondo scenario invece prende in considerazione il centrodestra contro quasi tutti i partiti. Seppur con margini decisamente più risicati rispetto alla prima opzione, anche così la coalizione di Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni avrebbe la meglio sugli avversari: il vantaggio si otterrebbe sia alla Camera (200 a 190) sia al Senato (99 a 94).

    Neanche così il nuovo Ulivo tanto sognato da Enrico Letta ce la farebbe: un’ammucchiatta di partiti per provare a imbarcare voti e cercare di fermare il centrodestra sarebbe fallimentare. Anche perché in tal senso si sono già espressi Carlo Calenda e Matteo Renzi, che non hanno intenzione di prendere parte a una coalizione a trazione grillina. Lo stesso Giuseppe Conte non ha fatto mancare frecciatine e offensive dirette ad Azione e Italia Viva. Insomma, l’accozzaglia rossa non s’ha da fare.

    Guai per Pd e M5S

    Un’amara situazione per Partito democratico e Movimento 5 Stelle che, alla luce dei risultati delle amministrative, speravano di poter essere protagonisti di una coalizione nazionale in grado di battere il centrodestra. Le intenzioni locali però non combaciano con le reali volontà degli elettori a livello nazionale, che invece preferiscono affidarsi al centrodestra per la guida del Paese.

    E per i giallorossi le cose sono destinate ad andare sempre peggio: prima delle elezioni bisognerà affrontare il nodo cruciale del Quirinale. L’elezione del prossimo presidente della Repubblica è motivo di forte agitazione per Pd e M5S, che non hanno ancora partorito una strategia comune. Anzi, tra i due gruppi iniziano già a manifestarsi malcontenti e accuse reciproche. Anche il fronte giallorosso inizia a sgretolarsi e non è certo un buon segnale né per Letta né per Conte in vista di un possibile ritorno anticipato alle urne.


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