Il Sud contro l’autonomia. Ma Calderoli rassicura: “I loro timori spariranno”

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Mentre si allarga il fronte del Sud che resiste all’autonomia differenziata, con la prudenza anche di alcuni governatori di centrodestra, il ministro Roberto Calderoli dispensa rassicurazioni. Ricorda che quella sul federalismo è per ora solo una bozza e che deve ancora «sentire diversi governatori». È certo che i «timori spariranno». Sono sopratutto quelli delle regioni meridionali che temono disuguaglianze e sperequazioni nella devoluzione di competenze alle Regioni: dalla scuola, con retribuzioni differenziate, al trasporto, all’energia, al coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Ventitre materie di cui le regioni possono appropriarsi in base all’articolo 117 della Costituzione. La bozza prevede ulteriori forme e attribuzioni di autonomia in base all’articolo 116. Il sud teme che aumenti un gap con il nord difficilmente poi sanabile. Il più duro, insieme con Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, è il governatore della Campania che parla di bozza «irricevibile»: «Qualcuno immagina che l’autonomia differenziata possa valere per il mondo della scuola e per il personale sanitario, cioè di poter fare contratti regionali integrativi per il personale scolastico e sanitario. Questo significherebbe davvero spezzare l’unità nazionale».

Il nodo sta nella definizione nei cosiddetti Lep. I livelli essenziali di prestazioni, cioè gli uguali diritti ai servizi per i cittadini. Le regioni del Sud chiedono garanzie e chiedono di definirli prima di procedere. In base alla bozza, l’esecutivo avrà tempo 12 mesi per determinare i livelli minimi ed essenziali delle prestazioni che dovranno essere rispettati dalle Regioni nella gestione delle loro competenze, in modo da avere uniformità su materie come salute, scuola, ambiente e beni culturali. Il testo prevede anche che, trascorso un anno senza definizione dei Lep a livello governativo, le competenze passeranno direttamente ai governatori.

«Sono convinto che dopo 21 anni in cui c’è la previsione che lo Stato definisca i livelli essenziali delle prestazioni, questo governo e questa legislatura arriverà alla definizione di tutti i livelli – ha assicurato Calderoli, dopo il vertice di governo alla Camera – qualunque tipo di rischio verrà superato e messo un paracadute per tutti. Nessuno intendere svaporare nessuno». C’è poi il capitolo dei finanziamenti. La bozza stabilisce che le risorse necessarie alle Regioni per occuparsi delle materie vengano attribuite secondo il criterio della spesa storica: chi più ha speso negli anni per i servizi corrispondenti alle funzioni, più riceverà. Il valore preciso dei fondi verrà approvato da una Commissione paritetica Stato-Regione. Ma il criterio della spesa storica dovrebbe poi essere superato, a regime, «con la determinazione dei costi standard, dei fabbisogni standard e dei livelli di servizio cui devono tendere le amministrazioni regionali quali strumenti di valorizzazione e valutazione dell’efficacia e dell’efficienza della loro azione amministrativa e per il finanziamento delle funzioni riconducibili ai livelli di essenziali delle prestazioni».

Sulla cautela di alcuni governatori di centrodestra, Lucia Ronzulli precisa che «per quanto riguarda Forza Italia ci sono sensibilità diverse tra Nord e Sud ma c’è la volontà, anche con dei tempi consoni, di andare avanti sulla riforma dell’autonomia differenziata. Altra cosa – spiega – è quella proposta oggi, cioè un tavolo, una struttura politica, che preveda di definire i Lep e i costi standard in modo che le Regioni abbiano già i Lep pronti quando sarà finito l’iter sull’autonomia». Compatti i governatori del Friuli e del Veneto, i leghisti Fedriga e Zaia: «Dire no a priori significa dire no alla Costituzione. Nessuno interpreta questo percorso come la secessione dei ricchi né tantomeno intende lasciar indietro qualcun altro».


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