• Il Terzo polo si spacca in Puglia: i calendiani appoggiano Emiliano con i 5 stelle

    Condividi l'articolo

    La rottura si è consumata ieri all’interno del consiglio regionale Pugliese. In apertura dei lavori il presidente ha comunicato l’adesione di Italia viva al gruppo misto di minoranza.

    Subito dopo il consigliere regionale Ruggero Mennea, a nome del gruppo dei tre consiglieri di Azione, ha spiegato la decisione di aderire alla maggioranza: “Evidente che i costituenti del Gruppo di Azione sono stati eletti nella coalizione di maggioranza e, quindi, rappresentano una parte della maggioranza eletta nelle elezioni regionali, che ha visto anche essere eletto il presidente Emiliano, mantenendo, quindi, in questa fase della legislatura, quella legittimazione politica avuta”.

    Ma Azione alle ultime Regionali si candidò contro Emiliano. Mentre gli attuali consiglieri di Calenda furono eletti nel Pd. E lo stesso Calenda non perde occasione per attaccare Emiliano, che ha più volte giudicato “il peggior governatore d’Italia” .

    Proprio ieri, mentre i suoi in consiglio aderivano alla maggioranza, Calenda nella sua newsletter scriveva “il Partito Democratico è sempre più ostaggio dei fantomatici progetti di campo largo e di alleanza con i 5S. Bonaccini, che poteva rappresentare una svolta riformista, ha deciso di riaprire a D’Alema e Bersani e di siglare alleanze con De Luca ed Emiliano”.

    E allora come mai proprio dove Emiliano governa, Azione lo appoggia? In maggioranza insieme ai grillini, nonostante Calenda abbia più volte detto “mai con i 5 stelle”.

    A quel punto è stato il Partito Democratico a intervenire in consiglio regionale per dire “noi in maggioranza non vi vogliamo”. E altrettanto hanno fatto i 5 stelle e le liste civiche di Emiliano.

    Del resto proprio il governatore ha chiesto a Bonaccini, in cambio del suo sostengo al congresso Pd, la promessa di non allearsi mai più con Renzi e Calenda. E allora, viene da chiedersi, perché i consiglieri regionali di Azione appoggiano Emiliano? L’unica ragione è il mantenimento delle poltrone.

    Fabiano Amati infatti, nominato d’imperio da Calenda commissario regionale il giorno stesso che è uscito dal Pd, boicottando tutti i giovani che da anni militavano nel Terzo polo, è presidente della commissione bilancio. Poltrona che dovrebbe abbandonare se passasse in minoranza.

    Obiettivi e metodi di bassa politica molto distanti da quelli che Calenda dice di professare.

    Sicuramente costruire da zero un partito è difficile, ancora di più se imbarchi solo fuoriusciti e trasfughi di altre liste.


    Fonte originale: Leggi ora la fonte