Il tram arcobaleno di Sala inonda Milano di ideologia

Giu 22, 2022

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    Il sindaco di Milano Beppe Sala non perde occasione per tappezzare la città meneghina di arcobaleni, unicorni, nuvolette rosa e qualunque cosa possa richiamare la natura inclusiva, tollerante e progressista della capitale economica d’Italia.

    Per farlo, non disdegna mai l’utilizzo di beni pubblici, come le fermate della metro o i tram. Dopo essere riuscito a trasformare in “opera permanente” l’idea della “fermata arcobaleno” di Porta Venezia, inaugurata in occasione del Milano Pride 2018, in vista dell’appuntamento di quest’anno che si concluderà il 2 luglio con la tradizionale sfilata, Atm ha scelto di lanciare una nuova campagna di sensibilizzazione sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale dal titolo “E tu che ne sai?”

    Così, un simbolo tradizionale e identitario come il tram Carrelli in servizio sulla linea 10, è stato dipinto di arcobaleno e come fosse una vela elettorale sfilerà da oggi a spese dei contribuenti per mezza città. Per Atm la scelta è volta a “ribadire l’impegno nel promuovere un ambiente di lavoro e una società sempre più aperti, inclusivi, senza pregiudizi e senza discriminazioni”. Sala, invece, ha esultato su Instagram: “Milano è pronta per il Pride 2022. Ed ecco il tram arcobaleno della linea 10, dello storico modello Carrelli, che da domani all’alba sarà in servizio attraversando la città da Stazione Centrale, Porta Nuova, Garibaldi, Chinatown, Arco della Pace, fino ad arrivare ai Navigli”.

    Per la cronaca, a fare da sfondo alla maxi manifestazione di sabato 2 luglio ci sarà una frase di Gino Strada: “I diritti degli uomini devono essere di tutti gli uomini, proprio di tutti, sennò chiamateli privilegi”. Come, ad esempio, potremmo definire privilegio quello che alcune categorie di associazioni hanno a disposizione, quello cioè di poter utilizzare i beni comuni per la diffusione dei propri messaggi ideologici.

    Non certo una cosa da poco, visto che ad intere fette della cittadinanza milanese l’idea di far passare Milano come un modello di inclusione sociale potrà sembrare nient’altro che una trovata pubblicitaria a beneficio di alcuni. Già, perché oltre ad esistere, con buona pace di Sala, sentimenti divisivi circa istanze come quelle promosse da Cig Arcigay Milano (che ha partecipato all’ideazione della campagna in collaborazione con Atm), i cittadini milanesi non solo non hanno privilegi, ma con la politica che si guarda bene dal risolvere i problemi reali sta pian piano perdendo anche i diritti.

    Uno su tutti: quello alla casa. Mentre il tram venuto dall’iperuranio collegherà i quartieri della città, oltre 3mila alloggi popolari gestiti da Aler e Mm sono occupati e fuori dal controllo degli enti pubblici. Oltre 7mila, invece, sono in attesa di ristrutturazione.
    Ma la lista dei “non-diritti” dei milanesi è lunghissima: dal disagio giovanile al lavoro che manca, dall’abbandono delle periferie alla moltiplicazione dei senzatetto. Fino alla mancanza di sicurezza.

    I patinati messaggi di accoglienza ed inclusione di Sala e dei progressisti non hanno prodotto altro che intere sacche di degrado, in una città in cui arrivano migliaia di stranieri senza nessun tipo di gestione reale. Così, le bande criminali dominano, lo spaccio si fa ormai a cielo aperto, le violenze sono la norma.

    Solo dall’inizio di quest’anno si ricordano i raid sessuali di gruppo in piazza Duomo, il vigile disarmato in viale Coni Zugna, la sparatoria di piazza Monte Falterona all’inseguimento di San Siro terminato con l’arresto di cinque persone e il sequestro di una mitragliatrice Uzi, l’aggressione del 25 aprile ai danni di due ragazzi pestati in via Segantini, zona Navigli, per aver chiesto a un gruppo di persone in bivacco in mezzo alla strada di spostarsi.

    In attesa che il personale della Polizia Municipale possa essere aumentato di 500 unità (ci vorranno due anni), visto che il totale durante l’amministrazione Sala è sceso sotto i 3mila effettivi, il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese è stato costretto ad un’iniezione immediata di 140 uomini, metà poliziotti e metà carabinieri. Più altri 70 carabinieri e 65 finanzieri in procinto di entrare in servizio dal mese prossimo. Ma siccome la sua scuola è la stessa di Sala, contestualmente al provvedimento invitò tutti ad evitare la definizione “emergenza sicurezza”. Per carità, sia mai che si debba iniziare ad affrontare qualche problema reale. Uno di quelli che non siano tinti di arcobaleno.


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