Il tribunale della sinistra ha condannato Soumahoro

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Come molte delle vicende che interessano la sinistra italiana, il caso Soumahoro si trasforma in un appuntamento semi- processuale. Lui, l’imputato dall’alleanza che lo ha eletto in Parlamento, non è neppure indagato per il caso delle coop. Lo stesso che coinvolge la moglie (che però non è più nel cda) e la suocera (indagata) e che rimane pesante sotto il profilo politico. Nicola Fratoianni, leader di Sinistra italiana, ed Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde, non possono permettersi passi falsi. L’ambientalista viene descritto come «di pessimo umore» e «inavvicinabile» per via quanto emerso, mentre il post-comunista in questi anni si è speso, e parecchio, sul tema immigrazione. E ora può sorgere un problema di coerenza. Circola un po’ di rabbia. Ambienti vicini ad entrambi raccontano: «Si sta cercando un punto di equilibrio tra la colpevolizzazione e l’assoluzione a prescindere». La riunione, che è durata due giorni e che a qualcuno è apparsa come una riproposizione del Tribunale del popolo, dà un esito attorno al primo pomeriggio di ieri: Aboubakar Soumahoro si autosospende dal gruppo parlamentare. All’esterno si dice che la scelta sia dipesa dall’interessato. Dall’interno ci rivelano come la mossa sia stata imposta: «Ne va della tenuta dell’alleanza tra Europa Verde e Sinistra italiana», assicurano. Si racconta pure che anche la Cgil abbia caldeggiato il passo di lato dell’ex sindacalista di base. La versione pubblica non può che percorrere il canone di circostanze come questa: «L’autosospensione, lo dice la parola, è una scelta autonoma, è una scelta di tutela: della sua libertà, di organizzare la risposta alle questioni che gli sono state contestate in questi giorni», dice a stretto giro Fratoianni. Sarà. Bonelli è meno morbido: «Questa vicenda mi ha profondamente turbato, vedere che c’è un’inchiesta, di cui ringrazio l’autorità giudiziaria, da cui emergono maltrattamenti ferisce e indebolisce chi ogni giorno si impegna per garantire quei diritti» , dichiara a Otto e Mezzo, su La7, rimarcando come Soumahoro non sia indagato. Arrivano le parole della capogruppo Laura Zanella: «Rispettiamo la scelta di Aboubakar e gli siamo vicini, il gruppo è solidale con lui nella convinzione e nella speranza che tutto si risolva nel migliore dei modi». Esiste una consapevolezza: qualora dall’inchiesta dovesse emergere qualcosa di serio, specie con un coinvolgimento diretto del parlamentare, la semplice autosospensione potrebbe essere attaccata. Del resto a sinistra è pieno di mondi che hanno fatto del giustizialismo l’unico metro.

Anche dalle parti della maggioranza analizzano gli avvenimenti. Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia che ha presentato un’altra interrogazione sul caso delle coop, invita Soumahoro a piangere meno e a dire delle verità: «Da garantisti non vogliamo essere drastici nei confronti di una persona su cui tra l’altro non ci sono nemmeno accuse giudiziarie. Ma il contesto in cui lui ha agito – aggiunge Gasparri – ha fatto emergere molte contraddizioni tra i principi esposti e i fatti che vanno emergendo». Poi l’azzurro si rivolge pure ai vertici dell’alleanza Verdi-Sinistra: «Vedremo come evolverà questa vicenda. Però si dimostra ancora una volta come la sinistra su certi temi alimenti falsi miti e sia più incline all’arroganza che alle verifiche. Bonelli e Fratoianni faranno bene ad essere più accorti».

Dopo la due-giorni di faccia a faccia, viene fuori che Soumahoro è «determinato» e «sereno». E che ha intenzione di «rispondere punto su punto». L’autosospensione è la soluzione individuata per il momento. Continuano a descriverci Bonelli e Fratoianni come «non tranquilli» rispetto all’ipotesi che la vicenda possa allargarsi. Il politburo intanto ha deciso il da farsi col deputato Soumahoro.


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