Impennata record dei prezzi per olio di semi, pasta e pane “È allarme speculazione”

Mag 1, 2022

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    Il conflitto in Ucraina ha fatto sentire in modo diretto i suoi effetti sui prezzi al dettaglio in Italia, colpendo alcuni beni di largo consumo come pasta, pane e olio di semi. L’olio di semi è aumentato del 63,5% annuo e il pane dell’8,4%, afferma Coldiretti ricordando che, secondo i dati Istat di aprile, i prezzi di cibi e bevande sono aumentati in media del 6,3 per cento. In cima alla classifica dei rincari, dopo gli oli di semi, c’è la farina, con i prezzi in salita del 17,2% trainati dagli aumenti del grano, e al terzo il burro (+15,7%). Rincari a doppia cifra anche per la pasta (+14,1%), seguita da carne di pollo (+12,2%) e verdura fresca (+12%). Nella graduatoria dei rincari ci sono poi i frutti di mare con +10,2%, gelati +9,5%, uova +9,3%, pane +8,4% rispetto allo scorso anno. L’aumento dei costi colpisce duramente, precisa la Coldiretti, l’intera filiera agroalimentare: da +170% dei concimi al +90% dei mangimi e al +129% per il gasolio, con incrementi dei costi correnti di oltre 15.700 euro in media ma con punte oltre 47mila euro per le stalle da latte e picchi fino a 99mila euro per gli allevamenti di polli.

    Assoutenti sulla base degli ultimi dati forniti dal Mise ha stilato la classifica delle città dove i listini al dettaglio di tre prodotti di largo consumo hanno subito incrementi più pesanti. La maglia nera dei rincari spetta senza dubbio all’olio di semi di girasole, che in soli due mesi, tra gennaio e marzo 2022, ha registrato aumenti di prezzo superiori al 40% a Verona e Lodi, tra il 20% e il 25% a Mantova, Cremona, Sassari, Novara e Vercelli e tra il +10% e il 20% in ben 19 province italiane. Una ondata di aumenti legata in modo diretto al conflitto in atto: Ucraina e Russia insieme rappresentano l’80% delle esportazioni mondiali di olio di semi di girasole, e il blocco delle importazioni si sta riflettendo sui prezzi ai consumatori attraverso rincari record in tutta Italia. Ma a crescere a ritmi sostenuti sono anche i listini della pasta: a Messina in soli due mesi è aumentata del +13%, a Venezia del +11%, e in generale ben 12 città registrano per tale prodotto incrementi superiori addirittura al tasso annuo di inflazione. Va male anche sul fronte del pane: a Cremona tra gennaio e marzo il prezzo al chilo aumenta del +12,2%, a Cosenza del +8,7%, e incrementi superiori al 6% si registrano a Terni, Belluno, Lecco, Lodi. «Il rischio di speculazioni sulla pelle dei consumatori è elevatissimo: per tale motivo invieremo il nostro report a Mr Prezzi, affinché indaghi sugli aumenti spropositati dei listini che in soli due mesi si sono abbattuti sulle famiglie», ha commentato il presidente Assoutenti, Furio Truzzi.


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