In bilico 2 miliardi di consumi. Così la ripresa è a rischio

Dic 30, 2021

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    Signori, si scende. Giù tutti dal predellino della ripresa economica ruggente: Omicron non fa sconti, e con l’aumentare delle restrizioni e col dilagare dei contagi la conta dei danni è già iniziata. Anche se Paolo Gentiloni, in un’intervista alla Faz, rimanda ogni valutazione a febbraio, quando saranno note le stime della Commissione europea. «Ha poco senso fornire nuove previsioni, proprio in una fase in cui si sa così poco della nuova variante», sottolinea il commissario agli Affari Economici. Costretto però ad ammettere che «è verosimile che l’economia rallenti anche prima, nel nuovo anno. Siamo comunque lontani dagli effetti delle precedenti ondate».

    La Confesercenti non vuole invece prendere tempo. I possibili effetti negativi dell’ultima variante Covid nel periodo delle festività già si possono calcolare in oltre due miliardi di euro di minori consumi, di cui 932 milioni attribuibili alle famiglie italiane e 1,2 miliardi di mancate spese da parte dei turisti stranieri. Le aree di maggiore sofferenza riguardano proprio le attività del turismo e della ristorazione, a partire dalla ricettività, dove c’è il rischio che vadano in fumo 1,1 miliardi di fatturato, mentre le agenzie di viaggio potrebbero perdere 136 milioni di giro d’affari. Un bilancio reso ancor più pesante dalle probabili ricadute su discoteche, sale da ballo e ristoranti, quantificate in 310 milioni di guadagni persi, cui sommare i 135 milioni di minori incassi da parte dei bar, mentre per verificare l’impatto sul settore dell’abbigliamento occorrerà aspettare l’inizio delle stagione dei saldi. Insomma, «un brusco stop – sottolinea l’associazione di categoria – di cui risentirebbe anche la ripresa, con una riduzione dello 0,5% del tasso di crescita del Pil nel quarto trimestre». La presidente di Confesercenti Patrizia De Luise invita quindi il governo a «tarare i provvedimenti restrittivi affinchè, pur salvaguardando prioritariamente la salute, siano comunque compatibili con il regolare svolgimento delle attività economiche».

    Dalla robustezza della ripresa dipenderà quanto quota di debito il nostro Paese riuscirà ad abbattere nei prossimi mesi. Presentarsi ai negoziati per la riforma del Patto di stabilità con un rapporto debito-Pil ancora sopra al 150% rischierebbe di mettere l’Italia in una posizione di debolezza. Il tema è quantomeno delicato, al punto che Gentiloni sottolinea come non si possa «fare di tutta l’erba un fascio. Le differenze nelle quote dei debiti sono troppo grandi», rispondendo alla domanda su come l’Europa intenda proporre una strada credibile per l’abbattimento del debito degli Stati membri. La soluzione individuata dal commissario Ue prevede un doppio binario: da un lato, si potrebbe lasciare più margine di manovra sui bilanci agli Stati; dall’altro, alla Commissione andrebbe attributo il potere di imporre le regole europee in modo più stringente, poiché «Stati che condividono una valuta dovrebbero attenersi anche a delle regole comuni». L’ex premier non vede inoltre il pericolo di un ritorno dei precetti dell’austerity, con la riproposizione del Patto nella sua formula originaria, anche dopo la nomina a ministro tedesco delle finanze del liberale Christian Lindner, che in campagna elettorale aveva tuonato contro i Paese spendaccioni. «Ho parlato a lungo con lui. È un convinto europeista. Che abbia le sue opinioni è del tutto normale. Ma come ognuno dei suoi predecessori non lavorerà soltanto per la Germania, bensì anche per l’Europa».


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