• “In Germania ha fatto un altro errore”. Calenda stronca Letta

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    A cinque giorni dal voto il Partito Democratico annaspa. Dopo una campagna elettorale incentrata sulla denigrazione dell’avversario e non sui programmi per il Paese, Enrico Letta ha cercato il sostegno della Spd, il partito dei socialdemocratici che governa in Germania. “Una vittoria della post-fascista Giorgia Meloni metterebbe l’Italia sulla strada sbagliata”, il monito di Lars Klingbeil. Un assist per tentare di destabilizzare gli elettori e, come sempre, incutere timore. Una mossa, quella del segretario dem, che ha attirato aspre critiche: anche Carlo Calenda ha biasimato senza mezzi termini l’ennesimo tentativo di aizzare partiti e stampa straniera contro il centrodestra.

    Interpellato da Rtl 102.5, il frontman del Terzo polo non ha utilizzato troppi giri di parole: “Letta ha fatto un altro errore”. Calenda ha le idee chiare: non si va all’estero a prendere benedizioni di un partito di un’altra nazione e a farsi dire quel che vuoi che ti dicano. L’ex titolare del Mise ha rimarcato che il 25 settembre si terranno le elezioni italiane e vanno convinti gli italiani: “Meloni è un pericolo democratico per il Paese? Lo escludo. Meloni rappresenta un grave pericolo di incapacità di gestire il Paese”.

    Un altro autogol per Letta, sempre più in difficoltà e destinato a tornare a Parigi in caso di débâcle alle urne. Suo alleato per una manciata di giorni, Calenda non ha lesinato critiche al segretario Pd e alla sua comunicazione pre-voto. Ospite di Quarta Repubblica, il leader di Azione ha aggiunto: “Letta sta facendo la peggiore campagna elettorale della storia del Partito Democratico”. Colpito e affondato.

    Stroncato anche da Renzi – il leader di Iv ai nostri microfoni lo ha definito “agente infiltrato della Meloni” – Letta incassa solo il sostegno dei suoi. Intervistato da Tg1 Mattina, Andrea Orlando ha definito “cretinata” la reazione della Meloni all’incontro tra Pd e Spd in Germania. E ancora, l’appoggio incondizionato di Gigino Di Maio, attivissimo in campagna elettorale alla ricerca dell’ennesima poltrona: “Io non capisco la Meloni. Quando la Le Pen fa l’endorsement per Salvini o quando Orban fa l’endorsement per FdI va bene, mentre quando il Pd tedesco fa l’endorsement per il Pd italiano non va più bene? Ci sono due pesi e due misure. Un fatto è chiaro: in Europa si ricordano molto bene di Meloni e Berlusconi al governo nel 2011. Meloni era ministro, Berlusconi era premier – la sua filippica a Coffee BreakCi sta che i partiti che vogliono bene l’Europa dicano di non volere il centrodestra al governo”. Come si cambia per non morire.


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