Inflazione, arriva il conto. Nuovo governo senza alibi

Ago 6, 2022

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Il quadro dei prezzi alimentari fornito ieri da un’indagine di Unioncamere è impressionante. Mentre questa estate un po’ surreale – da ieri ne manca solo la metà – sta passando tra un caldo mai visto e le elezioni politiche alle porte, il carrello della spesa lievita di giorno in giorno a livelli che non nessuno si sarebbe immaginato.

Ecco l’ultimo bollettino, stilato con la collaborazione di BMTI e REF Ricerche presso le centrali di acquisto della grande distribuzione per 46 prodotti alimentari monitorati. Su base annua, rispetto al bimestre luglio-agosto 2021, aumenti a due cifre si stimano per l’olio di semi (+40,9%), pasta di semola (+30%), riso (+19,4%), olio di oliva (+33,1%), burro (+25%) e farina di grano tenero (+25,4%). Tra luglio e agosto sono attesi rincari dell’1,7% dell’alimentare che portano al 14,9% la crescita dei prezzi alla produzione negli ultimi 12 mesi. Solo rispetto a maggio e giugno, il latte a lunga conservazione cresce dello 6,7%, mozzarella +4,7%, la passata di pomodoro +4,3%, tonno all’olio di oliva +4,1%, legumi in scatola +4,3%, olio di semi +4,1%.

Detto dell’inflazione, c’è poi che per il secondo mese di seguito la produzione industriale arretra, scendendo del 2,1% a giugno, dopo il calo di 1,1% a maggio. Sul trimestre per ora si mantiene in crescita, ma è chiaro che i mesi a venire sono carichi di incertezza. Tanto che lo stesso Istat, nella nota mensile sull’economia italiana che ricorda la «decisa accelerazione» del Pil del secondo trimestre, ma mette in guardia dalla «possibile flessione dell’attività manifatturiera» nei prossimi mesi.

Questo è il quadro e questi sono i prezzi che si trovano nei supermercati mentre il Paese assiste a una campagna elettorale nella quale, per ora, tutto ciò non sembra ancora essere una priorità per la politica. Ma presto lo dovrà diventare.

E allora vale anche una considerazione che forse non è stata abbastanza soppesata, almeno finora. Perché andare adesso alle urne – quando i morsi dell’inflazione stanno già affondando nella profondità del tessuto dei consumi nazionali e quando non ci sono più dubbi sulla brusca frenata dell’economia italiana – ha almeno un grande vantaggio: la prossima Legge finanziaria, quella che verrà messa nero su bianco dal nuovo governo in novembre, non avrà il rischio di essere condizionata dalle tattiche elettorali.

Se si fosse votato al termine naturale della legislatura del 2023, la prossima primavera, il rischio sarebbe stato quello di assistere a manovre finanziarie condizionate dalle esigenze elettorali dei vari partiti. E i bisogni reali del Paese avrebbero corso il grosso pericolo di venire strumentalizzati per quello o per questo obiettivo. Pensate con quante e quali difficoltà il governo Draghi avrebbe affrontato questi prossimi sei mesi.

In questo modo, invece, i documenti di programmazione economica e finanziaria che verranno elaborati da ottobre in poi non avranno alcun condizionamento elettorale a soffiare sul collo: sulla carta si rivoterà solo nel 2027. Quindi la maggioranza che uscirà dalle urne sarà più forte e più libera che mai per affrontare un periodo congiunturale che si annuncia tra i più terribili della storia della Repubblica.


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