“Insostenibile”. I numeri che smentiscono la dote di Letta

Ago 2, 2022

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L’ammucchiata e nuove tasse. Così Enrico Letta ha iniziato la sua campagna elettorale in vista del voto del 25 settembre. Entro oggi sono attesi importanti aggiornamenti sull’alleanza con Calenda in funzione anti-centrodestra, ma non solo. Il Partito Democratico continua a puntare forte sulla tassa di successione, provvedimento per ottenere la cosiddetta “dote” per i diciottenni.

Letta e la patrimoniale, un amore indissolubile. Il segretario dem aveva già invocato la tassa di successione nel maggio del 2021, mettendo in imbarazzo il premier Draghi e la maggioranza di unità nazionale. Niente da fare, allora, per il pisano. Adesso, nonostante gli annunci di voler continuare l’agenda Draghi, il leader Pd è tornato in pressing sull’imposta rafforzata.

Come ben sappiamo, Letta punta su un assegno da 10 mila euro per chi compie 18 anni e proviene da famiglie di fascia medio-bassa. Denaro da spendere in formazione, piccola imprenditoria o in un alloggio. Secondo il Partito Democratico, la dote andrebbe a metà dei neo 18enni, circa 280 mila persone l’anno. Come riportato da Il Sole 24 Ore, il costo si attesta attorno ai 2,8 miliardi di euro all’anno.

Negli ultimi tre anni l’imposta ha prodotto 700 milioni all’anno. Per poter finanziare la dote dei 18enni senza sottrarre fondi al resto, sarebbe necessario quintuplicare la cifra. Per centrare l’obiettivo, Letta punta su una tassazione progressiva sulle successioni di patrimoni da un milione in su (sotto c’è la franchigia) con una aliquota massima del 20% a partire da 5 milioni. Nei documenti dei dem si stima una platea da circa 600mila persone. E qui scatta il problema per Letta & Co.

Il quotidiano segnala che i patrimoni milionari si incontrano in circa 300 mila italiani, per un totale di 165 mila famiglie. Dati resi noti dall’ultimo rapporto dell’Associazione italiana di private banking. Numeri incerti, dunque, nonostante la sicumera del segretario dem. E le criticità sulla tassa di successione non finiscono qui. Per funzionare, deve avere un gettito costante, altrimenti la “dote” promessa finirebbe a carico della fiscalità generale. Ma, considerando che la “livella” agisce disinteressandosi del patrimonio di chi chiama, gli incassi dalle successioni variano anche del 40-50% in un anno. Insomma, la misura bandiera del Pd non solo è tafazziana, ma anche insostenibile. Senza dimenticare le critiche ricevute da destra a sinistra, partendo dagli ex amici del Movimento 5 Stelle all’amico-nemico Renzi.


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