Ira di Renzi l’isolato “Letta non mi vuole? Rancore personale”

Lug 30, 2022

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«Venderemo cara la pelle, centimetro per centimetro. Ci basta il 3%. E se Enrico Letta perderà le elezioni, il giorno dopo la sinistra dovrà iniziare una riflessione».

Chiuso nel suo ufficio a Palazzo Madama, Matteo Renzi gioca la partita più difficile della sua vita, consapevole del desiderio di molti di vederlo tagliato fuori dai giochi. Da una parte l’odio incontenibile di larga parte dell’attuale Pd contro lo spregiudicato «intruso» che ha tentato di mandare in soffitta la Ditta ex Pci e ha fatto saltare per aria prima il governo di Enrico Letta («Enrico stai sereno») e poi quello di Giuseppe Conte, sostenuto in funzione ancillare dai dem. Aprendo così la strada, contro la sinistra e i Cinque Stelle, a Mario Draghi e al suo governo, la cui caduta (grazie innanzitutto agli «alleati» d’elezione del Pd, ossia Conte e i suoi sbandati 5Stelle) «è stata una follia totale», tanto più davanti ai dati Istat che raccontano come l’Italia, grazie alla credibilità del premier, «va meglio degli altri paesi Ue», a cominciare dalla Germania.

Dall’altra, la diffidenza e la rivalità con Carlo Calenda, che nelle ultime ore non ha risposto al suo invito ad andare alle elezioni con due liste autonome e alleate, Azione e Italia viva, lasciando il Pd (con dalemiani, verdi e fritti misti vari) al proprio destino. «Letta, con cui non mi sento da tempo, ha detto Renzi no – sottolinea l’ex premier – Se questa è la linea del Pd, ne prendiamo atto, ma sono scelte che riguardano i rancori personali e non la politica». Quanto a Calenda, «deve decidersi: o si allea con il Pd, o sceglie di costruire una forza centrale. Io ovviamente preferisco la seconda, se lui sceglie il Pd ho da dirgli solo: in bocca al lupo».

Renzi sa bene che raggiungere il quorum del 3%, tanto più in una partita che si tenterà di polarizzare nello scontro Letta-Meloni, non è facile. Ma sa anche che, collegio per collegio, ogni «pacchetto» di voti può risultare essenziale per spostare quelli in bilico. Lo sa anche il Pd, che teme una corsa solitaria dell’ex premier e cerca di spingere Calenda a «portarlo» nell’alleanza di centrosinistra. Così prova a scompaginare i giochi, studiando candidature che possano mettere in difficoltà i potenziali alleati, sottraendo loro consensi essenziali.

L’economista Luigi Marattin, ad esempio, potrebbe essere schierato contro Luigi Di Maio (per il quale è probabile una candidatura «modello Mugello» tra Emilia e Toscana). «La partita non sarà sull’asse fascismo-antifascismo ma su quello competenza-superficialità. E sulla competenza ce la giochiamo», dice il leader di Italia viva. Quanto a se medesimo, Renzi potrebbe scendere in campo a Pisa, direttamente in casa Letta, nel collegio «sicuro» cui punta -come unica chance per tornare in Parlamento – il neo-alleato anti-Draghi del Pd Nicola Fratoianni, pugliese e unico rappresentante di Sinistra italiana.


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