Israele, il MeToo scuote il mondo ortodosso

Gen 13, 2022

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    C’è aria di tempesta in questi giorni negli agglomerati urbani ortodossi di Israele. I social sono in subbuglio e nelle strade – cosa del tutto insolita in una società caratterizzata da un tradizionalismo ad oltranza – pattugliano attivisti sociali, osservanti anch’essi. Sui muri attaccano volantini intitolati ‘Noi vi crediamo’: un riferimento alle vittime di abusi sessuali da parte di membri della comunità, talvolta anche autorevoli.
        Il caso più eclatante è quello del rinomato scrittore ortodosso Chaim Walder (52 anni), suicida il mese scorso dopo che Haaretz aveva pubblicato le testimonianze di tre donne che lo accusavano di essere stato anni prima un loro predatore sessuale, quando avevano tra i 13 e i 20 anni. Con i loro volantini gli attivisti puntano adesso il dito anche verso quanti nell’entourage di Walder gli hanno eretto attorno un muro protettivo, sia quando era in vita sia dopo la morte, screditando le accusatrici.
        “Noi vi crediamo” replicano gli attivisti, che adesso sono impegnati a raccogliere una mole di testimonianze dolorose di quanti, in circostanze analoghe, affermano di aver sofferto per anni in silenzio perché l’argomento degli abusi sessuali era un tabù nella loro società conservatrice.
        Nella disperata lettera di addio, pubblicata dopo che si era tolto la vita sulla tomba del figlio, Walder si è proclamato innocente e ha scritto: “La pericolosa cancel culture è giunta anche qua dalla Grande Sorella America. Un fenomeno pericoloso, che distrugge carriere gloriose con un colpo di spugna. Sui social – ha polemizzato contro la versione casalinga di ‘MeToo’ – l’internauta è l’Accusatore autoproclamato, il Giudice, il Boia”. E le testimonianze raccolte nei suoi confronti da Haaretz prima, e dalla polizia dopo? ”Menzogne! Denigrazioni!” hanno tuonato al suo funerale autorevoli rabbini. Hanno anche ricordato che la Bibbia condanna senza appello i calunniatori. Sulla vicenda è poi calato un gelido muro di silenzio, ed i principali quotidiani ortodossi si sono astenuti dall’affrontarla.
        Il dramma non era finito. Due giorni dopo una giovane ortodossa, Shifra Yocheved Horowitz, si è pure suicidata. Una scrittrice che la conosceva ha poi testimoniato che anche Shifra, da giovane, era stata oggetto di analoghi abusi sessuali. Si era disperata – ha aggiunto – alla vista delle esaltazioni rabbiniche della figura di Walder e per la censura nei mass media ortodossi circa le accuse specifiche mosse nei suoi confronti.
        Di fronte ad un establishment religioso e politico ortodosso arroccato in difesa ad oltranza di un aspetto rispettabile della sua società sono insorti i singoli, feriti da episodi traumatici della loro giovinezza, che cercavano di far sentire la propria voce sui social. Si è così avuta una reazione a catena. I centralini telefonici di soccorso sono stati sommersi di chiamate, e la protesta sotterranea è emersa allo scoperto con volantinaggi aggressivi nelle vicinanze delle abitazioni di persone (uomini e donne) sospettati aver molestato minorenni.
        Una leadership finora sicura del fatto suo viene adesso messa in questione da una base irrequieta. “Una protesta in vero stile MeToo – scrivono adesso i media laici israeliani – e nel luogo più inaspettato”.
       


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