“Ius soli onorario” a Bologna, ecco l’ennesima propaganda della sinistra

Condividi l'articolo

Nonostante la tremenda debacle delle elezioni del 25 settembre, che avrebbe dovuto insegnare qualcosa alla sinistra ideologica e scollata dalla realtà, il Pd prosegue imperterrito nel portare avanti battaglie di cui agli elettori non interessa niente. A livello nazionale, Enrico Letta ha portato avanti una campagna elettorale basata sullo ius scholae e sulle politiche pro-immigrazione nell’anno in cui l’Italia assiste a un incremento esponenziale degli arrivi, sia via mare che via terra. Ora, a livello locale, forte della sua recente elezioni a sindaco di Bologna, è Matteo Lepore a sdoganare l’ennesima “fuffa” ideologica, lo ius soli onorario.

Abbiamo messo nello statuto del Comune lo Ius soli alla bolognese per dire ai ragazzi: siete cittadini fin dal primo giorno. Se nascete qui oppure se avete fatto un percorso di studi. Sono 11mila i ragazzi che hanno diritto alla cittadinanza onoraria, con i primi mille facciamo una grande festa“, ha dichiarato il sindaco di Bologna in un’intervista rilasciata a la Repubblica. Niente più di una manifestazione ideologica, quella di Matteo Lepore, per un titolo che non ha alcun riconoscimento legale.

I giovani che nascono o che crescono in una città, e che lì frequentano la scuola, sono già parte di quella comunità. L’ottenimento della cittadinanza è un processo meramente burocratico che per molti giovanissimi non è prioritario. Tanto meno lo è un procedimento simbolico, che ha il solo scopo della propaganda politica e che non ha ripercussioni sulla vita reale dei ragazzi. Ma per Matteo Lepore, che fa parte di quella sinistra, che colpevolmente ignora le reali esigenze dei cittadini, stretti nella morsa di una crisi economica e sociale, privilegiando le battaglie ideologiche al solo scopo di una strumentalizzazione politica.

I ragazzi entrano a far parte di una città in cui la cultura della solidarietà è predominante, la cura delle relazioni è elemento vitale, l’enzima che rende bolognesi tutti gli studenti che arrivano ogni anno per frequentare l’università. I ragazzi sono parte dell’arco che sorregge il nostro portico“, ha detto Matteo Lepore. Una frase che ha in sé una contraddizione di fondo, perché se esiste in città “l’enzima che rende bolognesi” solo per aver frequentato l’ateneo cittadino, a maggior ragione ci si deve sentire un giovane che nasce o frequenta per anni la scuola, vivendo la città. Nelle dichiarazioni di Lepore c’è la conferma che lo sbandieramento dello “ius soli onorario” non è altro che uno strumento propagandistico.


Fonte originale: Leggi ora la fonte