Kazakhstan: polizia, decine di manifestanti uccisi

Gen 6, 2022

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    ALMATYN – “Decine” di manifestanti sono stati uccisi dalla polizia in Kazakhstan durante la notte, mentre sono continuate le proteste violente in tutto il Paese.
        Lo annuncia la stessa polizia kazaka. “La scorsa notte le forze estremiste hanno tentato di prendere d’assalto gli edifici amministrativi e il dipartimento di polizia di Almaty, oltre a dipartimenti e posti di polizia locali”, ha dichiarato un portavoce della polizia, citato da Interfax-Kazakhstan, Tass et Ria Novosti.
        “Decine di assalitori sono stati eliminati e le loro identità sono in corso di accertamento”, ha dichiarato il portavoce della polizia della repubblica centroasiatica ex sovietica, Saltanat Azirbek, che ha definito la loro uccisione una “operazione antiterrorismo”, affermando che la sparatoria è ancora in corso nella capitale economica del Paese, Almaty. In un filmato diffuso dall’agenzia di stampa Tass si vedono soldati in assetto di guerra che sparano ad altezza d’uomo, anche se i manifestanti non sono inquadrati, e si odono gli spari.
        Secondo il ministero dell’Interno kazako, citato dai media locali, almeno 8 membri delle forze dell’ordine sono rimasti uccisi negli scontri e altri 137 feriti,.
        Oltre mille persone sono rimaste ferite in due giorni di violenti scontri di piazza in Kazakhstan – dove ci sono state anche decine di morti -, di cui almeno 400 ricoverati in ospedale e 62 in terapia intensiva: lo ha annunciato il viceministro della Sanità kazako, Azhar Guiniyat, all’emittente tv Khabar-24, citato dalla Tass.
        Immagini diffuse sui media e sui social locali mostrano negozi saccheggiati e alcuni edifici amministrativi presi d’assalto e dati alle fiamme. A scatenare la protesta è stato l’annuncio dell’aumento dei prezzi del gas.
        Intanto, Mosca fa sapere che le prime truppe della “forza di pace” promesse in serata daIl’Organizzazione del trattato di sicurezza collettivo (Csto) – l’alleanza fra alcune repubbliche ex sovietiche che raggruppa, oltre a Russia e Kazakhstan, anche Armenia, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan – sono state inviate al territorio kazako, per “stabilizzare il Paese”, in quanto perturbato da “interferenze esterne”.
       


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