Kosovo: missione Nato ‘pronta a intervenire se necessario’

Ago 1, 2022

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Pronti a intervenire  – La forza internazionale Kfor a guida Nato “controlla da vicino” la situazione al confine tra Kosovo e Serbia ed è “pronta a intervenire se la stabilità è messa in pericolo” in base al suo mandato, sancito dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Lo si legge in un comunicato. Sottolineando di essere in contatto sia con la parte kosovara sia con quella serba, la Kfor lancia un appello al dialogo, ma riafferma che “adotterà qualsiasi misura si renderà necessaria per mantenere la stabilità”.  Nel comunicato diffuso in tarda serata, si afferma che il comandante della Kfor, il generale ungherese Ferenc Kajari, è in continuo contatto con tutte le istituzioni interessate e anche con i vertici militari serbi. La Kfor, forte di circa 3.500 uomini, è presente in Kosovo dalla fine della guerra nel 1999, sulla base della risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La popolazione serba, che è maggioritaria nel nord del Kosovo e che resta legata alle strutture parallele che la Serbia mantiene in Kosovo, dovrà essere in possesso dal primo agosto di documenti di identità emessi dalle autorità kosovare, ed entro fine settembre dovrà al tempo stesso sostituire le targhe automobilistiche serbe con quella kosovare. Per le proteste e i blocchi stradali messi in atto dai serbi, Pristina ha deciso in serata di chiudere i valichi di frontiera di Jarinje e Brnjak. Il premier kosovaro Albin Kurti ha accusato delle nuove tensioni interetniche il presidente serbo Aleksandar Vucic, che ha esortato Pristina a non continuare nella politica da lui ritenuta ostile ai serbi, pur chiedendo alla popolazione serba di mantenere la calma e di non cedere alle ‘provocazioni’. Le nuove tensioni in Kosovo e le accuse reciproche tra Belgrado e Pristina creano ulteriori problemi al dialogo facilitato dalla Ue e allontanano le pur tenui speranze di poter organizzare in tempi brevi un nuovo incontro al vertice fra Vucic e Kurti, come auspicato dal mediatore europeo Miroslav Lajcak.

Rinviato il divieto di usare documenti serbi – Intanto, il governo del Kosovo ha rinviato di un mese, fino al primo settembre, il divieto dell’uso di documenti serbi nelle regioni del nord a maggioranza serba, secondo quanto riferisce l’agenzia russa Tass. L’annuncio del divieto, che doveva entrare in vigore oggi, ha scatenato violente reazioni dei serbi del Kosovo e riacceso pericolosamente le tensioni tra Pristina e Belgrado. “Benvenuta la decisione del Kosovo di spostare le misure al 1° settembre. Ora ci si aspetta che tutti i blocchi stradali vengano rimossi immediatamente” twitta l’Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera, Josep Borrell, riferendosi alle tensioni esplose ieri sera tra Kosovo e Serbia. “Le questioni aperte dovrebbero essere affrontate attraverso il dialogo facilitato dall’UE e l’attenzione è sulla normalizzazione globale delle relazioni tra Kosovo e Serbia, essenziali per i loro percorsi di integrazione nell’UE”, ha aggiunto.

Si spera nella distensione – Il presidente della Serbia Aleksandar Vucic dice di sperare in un gesto di distensione tra Pristina e Belgrado entro oggi, secondo quanto riporta la Tass. “Credo che avremo presto buone notizie”, aveva dichiarato Vucic ieri sera all’ emittente Tv Pink. “Spero che la riduzione dell’escalation avvenga, se non stasera, domani e che avremo il tempo di prepararci per un colloquio e cercare di trovare una soluzione di compromesso e mantenere la pace”. Ma Richard Grenell, ex inviato speciale degli Stati Uniti per i negoziati di pace tra Serbia e Kosovo, critica in un tweet il primo ministro del Kosovo Albin Kurti. “Ho molti amici in Kosovo che sono molto arrabbiati con Kurti” scrive. “Il popolo merita un leader che vuole un lavoro, non un conflitto. Il Kosovo merita di meglio”. “Kurti sta causando questi conflitti con la sua mossa unilaterale di vietare i documenti d’identità e le targhe serbe”, osserva l’ex funzionario.


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