• La battaglia alle “Rackete” rischia di essere persa

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    Del ministro Marco Piantedosi condividiamo tante idee. E ammiriamo impegno e determinazione. Leggendo le indiscrezioni sulle nuove regole anti-Ong previste dai prossimi decreti una domanda, però, sorge spontanea. A che servono nuove leggi e nuovi norme se alla fine l’Italia non troverà mezzo giudice deciso a farle rispettare? E a che serve approvarle se l’Europa farà a gara nel delegittimare liquidandole come inconciliabili con quelle dell’Unione? La questione non è di lana caprina.

    Per capirlo, qualora non fossero servite le legnate subite fra Parigi e Catania, basterebbero premi e riconoscimenti incassati a suo tempo da Carola Rackete. Nel giugno 2019 la «pasionaria del mare» non solo ignorò ogni regola dei “decreti sicurezza” dell’epoca, ma chiuse il suo arrembaggio a Lampedusa travolgendo una motovedetta della Finanza frappostasi tra lei e il molo. L’impresa sarebbe costata svariati anni di galera a un comune marinaio. Nel suo caso equivalse, invece, ad un’immediata beatificazione. Celebrata come novella “Robin Hood del mare” Carola venne non solo rimessa in libertà, ma velocemente prosciolta da quella stessa magistratura che – a distanza di tre anni – continua a perseguire l’ex ministro degli Interni Matteo Salvini. Ma la vicenda non si chiuse lì. Il gesto di Capitana Rackete, irrilevante agli occhi dei nostri magistrati, diventò impresa eroica nell’immaginario europeo. E Capitan Carola iniziò un trionfale giro di capitali e città dell’Unione pronte a tributarle medaglie e onori.

    Un tour iniziato, guarda caso, dalla capitale francese dove, poche settimane dopo, l’assessore Patrick Klugman la saluta come “donna portatrice di valori” meritevole della “più alta onorificenza della città di Parigi, la medaglia Grand Vermeil”. Per non essere da meno Luigi De Magistris, l’ex magistrato all’epoca sindaco di Napoli, le promette il Premio Pimentel Fonseca “Honoris Causa”. Ma prima di venir osannata dalle genti partenopee la «pasionaria» di Sea Watch passa da Barcellona dove, chiamata sul palco con Oscar Camp – il fondatore di Open Arms incallito “habitue” dei nostri porti – s’infila al collo una medaglia d’oro offertale dal Parlamento catalano. Il gran finale arriva ad ottobre quando “Santa Carola” varca la soglia del Parlamento europeo, conquista un’entusiasta ovazione e spiega che travolgere l’incauta motovedetta della Guardia di Finanza è stata un “esigenza inderogabile” di fronte alla necessità di salvare i migranti.

    Insomma vedendo come vanno, e come sono andate, le cose il nostro Ministro Piantedosi dovrebbe forse chiedersi se quella appena iniziata non sia un disperata battaglia contro i mulini a vento. O se non altro una partita impossibile da giocare senza la collaborazione dei magistrati e l’assenso dell’Europa. Anche perché il primo e l’unico che riuscì – nel 2017 – a mettere in riga le Ong e a dribblare il catenaccio europeo lanciando una missione tutta italiana fu Marco Minniti. Ma l’allora ministro aveva almeno due “atout”. Il primo era quello di poter operare sul territorio libico, una prerogativa dilapidata con simpatica noncuranza dagli ultimi governi. Il secondo, ma forse il principale, era quello di essere (o sembrare) uomo di sinistra. E questo è un vantaggio che nessun decreto potrà mai a garantire al ministro Piantedosi.


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