La Bce affonda Piazza Affari (-5%). E lo spread si infiamma a 234

Giu 11, 2022

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    Colpiti e affondati. Dalla Bce. La fine decretata alla lunga stagione dei tassi negativi, la prospettiva di strette anche marcate nei prossimi mesi al costo del denaro e la rottamazione di tutti gli aiuti hanno agito ieri sui mercati con la forza di un acceleratore di panico. Anche perché Francoforte non pare avere alcuna fretta ad aprire un ombrello, cioè uno scudo anti-spread, per proteggere i Paesi più vulnerabili sotto il profilo finanziario. Le tensioni già avvertite a ridosso della riunione dell’Eurotower di giovedì si sono quindi amplificate, con l’effetto di far balzare il differenziale fra Btp e Bund a i 234 punti, imprimere un altro scatto in avanti ai rendimenti del nostro decennale (al 3,85%, un livello che non si vedeva da ottobre 2014 e superiore all’impennata del 2018, anno di grande incertezza politica del nostro Paese) e mettere in ginocchio Piazza Affari, collassata del 5,1%. Sull’altare del ribasso sono stati bruciati 39 miliardi dei 265 di capitalizzazione andati in fumo nel Vecchio continente.

    La differenza rispetto al ribasso medio nelle Borse europee (-2,7% l’Eurostoxx600) dà la misura di quanto il «rischio Italia» sia lievitato dopo la svolta in senso rigorista decisa dalla banca centrale guidata da Christine Lagarde. Moody’s avverte: «Un aumento dei tassi di interesse più rapido del previsto o una crescita più debole del previsto potrebbero far deragliare la riduzione del debito, soprattutto perché prevediamo che Italia e Spagna continueranno a registrare disavanzi primari per un po’». Tradotto: il debito italiano è ora un sorvegliato speciale, venendo meno la copertura di chi, dal Whatever it takes di Mario Draghi in poi, aveva esercitato un ruolo di prestatore di ultima istanza, con quasi 730 miliardi di euro di carta tricolore in pancia alla Bce. Non a caso, nella Caporetto di ieri i titoli più in sofferenza sono stati quelli delle banche (-8,6%) che detengono un controvalore fra Btp, Bot e Cct attorno ai 640 miliardi. Se duraturo, un allargamento degli spread rischia di impattare sui bilanci e di peggiorare i requisiti patrimoniali, rendendo magari necessario ricorrere ad aumenti di capitale. E battere cassa in un momento come questo non è impresa facile. Soprattutto se l’Eurotower non farà presto chiarezza sull’esistenza di una soglia oltre la quale sarà considerata intollerabile la divaricazione degli spread, rendendo necessario un intervento calmieratore.

    Il ministro dell’Economia, Daniele Franco, sottolinea che va assolutamente evitato di «introdurre in questo contesto tensioni non necessarie. Le banche centrali devono trovare una traiettoria che tenga in considerazione i fattori alla base dell’aumento dell’inflazione». Il punto cruciale è infatti proprio la tempistica del processo di normalizzazione. All’interno del board Bce, i falchi capeggiati dalla Bundesbank spingono per riportare il costo del denaro entro l’anno ben al di sopra della linea di galleggiamento. Con il carovita balzato in maggio all’8,1%, non è escluso che in settembre venga varato un rialzo dei tassi di mezzo punto. Il problema è che il restringimento delle maglie monetarie potrebbe rivelarsi inefficace per contrastare rincari provocati da uno choc di offerta. In ogni caso, se ci saranno, effetti visibili dell’irrigidimento monetario non si vedranno prima di mesi. Pur essendosi mossa con largo anticipo rispetto alla Bce, la Fed non sta infatti ancora raccogliendo frutti, visto che negli Usa l’inflazione è salita il mese scorso all’8,6%. E, per tutti, il rischio di finire in recessione è sempre più alto.


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