La “Bestia” grillina che ora fa la morale al salvinismo

Set 30, 2021

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    La “Bestia” è un archetipo mitologico e non può essere associata ad un fenomeno soltanto: troppo pervasiva ed ingombrante per un protagonista solo. Quella di Luca Morisi per Matteo Salvini e per la Lega ha fatto scuola, ma non è che altri partiti si siano risparmiati in termini di populismo ed attacchi social.

    Se l’acqua del dibattito pubblico è contaminata, insomma, lo è per una serie di circostanze culturali, che possono riguardare lo svilimento della formazione politica, dunque la chiusura delle sezioni, ed arrivare sino all’uso continuativo della “ghigliottina” mediatica. E no, il Carroccio non è l’antesignano o l’artefice monopolista di uno stile che ha contraddistinto una fase più che una parte.

    Cos’era, del resto, il MoVimento 5 Stelle dell’assalto a Simone Uggetti, il sindaco di Lodi poi assolto? Lo stesso per cui il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha dovuto chiedere scusa? E cos’era, ancora, la pubblicazione dell’immagine plastica della “piovra”, con cui venivano mischiati esponenti politici condannati a personalità che sottoposte a mere indagini? Se “Bestia” significa pressapochismo argomentativo o strategia tesa all’acquisizione di consensi puntando alla pancia dell’elettorato, allora vediamo poche differenze.

    Ci sarebbe poi tutto un ragionamento da fare sulla linguistica importata da Beppe Grillo in politica, con l’aggettivazione tranchant ed una serie di definizioni che eravamo abituati ad ascoltare sì, ma in contesti satirici e non sul piano della dialettica istituzionale. Giuliano Ferrara, per dirne uno, è stato chiamato “container pieno di merda liquida” – come ricorda Repubblica. La responsabilità è del salvinismo? Proprio no. Di esempi potremmo presentarne molti. Ma il concetto, pur con tutte le differenze del caso, riguarda la semplificazione del linguaggio e e forse il suo svilimento, con una competizione che a ben vedere ha elencato parecchi partecipanti. Qualcosa che ha interessato molti e che può arrivare a coinvolgere tutti. Perché sono i nuovi mezzi di comunicazione a richiedere brevità d’analisi ed enfasi.

    In altri termini, si direbbe che il problema non è la “Bestia” in sé, ma quella nascosta in potenza in ognuno di noi. Senza fare troppo la morale che non serve. Tornando al MoVimento 5 Stelle, però, fa specie sentire l’ex premier Giuseppe Conte uscirsene con toni tipo questi: “Salvini quando si tratta di amici o colleghi di partito ha un metro di giudizio meno severo rispetto a coloro che non sono amici o addirittura sono di un colore diverso. Lo abbiamo visto in passato e questo da una persona che ha una responsabilità politica non è accettabile”. Sono parole che l’ex “avvocato del popolo” ha rilasciato a La Stampa. Come se il contesto grillino, insomma, fosse illibato.

    Non è così. Lo ha ben spiegato l’opinionista Benedetta Frucci, quando su Twitter ha annotato quanto segue: “Ci sono due sistemi che hanno avvelenato la politica: la bestia di Morisi e quella di Casalino. Il risultato di quella propaganda martellante fu il Governo Conte I. Lo voglio ricordare a chi con ipocrisia oggi vorrebbe abbracciare il M5S dimenticando la ferocia di quegli anni”. Un certo modo di mettere mano ai social, sfociando nella personalizzazione dell’attacco, in buona sostanza, è un paradigma più che una singolarità. Per cui sarebbe meglio un’analisi colletiva e non una stigmatizzazione di parte.

    Lo stanno scrivendo in molti, tutti accomunati dal buon senso e dall’esperienza, che la gara del purismo non conviene, perché si tramuta con facilità in un boomerang. Pure in questo caso, però, siamo costretti a sorbirci la lezione grillina. Magari un po’ diversa da quella delle origini, ma comunque una lezione dall’alto di una cattedra su cui, considerato l’andazzo di questi anni, sarebbe bene non ci si sedesse. Soprattutto se si è stati i protagonisti di un’aggressività giustizialista con pochi eguali.


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