La “Bestia” sconfitta dalla Storia

Set 30, 2021

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    La Storia ha i suoi disegni o quantomeno sa sfruttare bene le coincidenze. Il tramonto della Bestia sarebbe arrivato comunque al di là del destino personale del suo guru. Un destino che tocca alla spietata macchina social di Salvini, come a tutte le altre visioni in cui web e algoritmi hanno dettato l’agenda della polis, hanno intercettato e condizionato pezzi di elettorato facendo non più da sfondo ma da arbitro del gioco democratico. Un tramonto epocale prima che politico, una nuova gerarchia della grammatica valoriale dell’opinione pubblica dell’Occidente, uno dei tanti effetti collaterali del Covid. È cambiata la gerarchia della paura, perdere la vita, perdere il lavoro prima di tutto. All’incubo dell’Altro, del diverso, del migrante, con la conseguente ossessione della sicurezza e dell’immigrazione, si è sostituito prima l’incubo sanitario, poi quello della fragilità sociale. Thanatos non passa più da un click del mondo virtuale, ma arriva nelle nostre esistenze come drammatica possibilità reale… Ci sono sempre gli haters da tastiera e il potere dei social rimane forte su divisioni, violenze linguistiche, uso dei dati, profilazioni. Il punto è che non garantisce più da solo il successo politico. Certo la Lega è arrivata nel 2019 al 34 per cento non solo per Morisi. Sacchi era un allenatore strepitoso ma i gol li faceva Van Basten, così Salvini è stato il leader che ha saputo coniugare genialmente nella prassi il codice della Bestia e le paure, ma anche i bisogni della gente… Quella macchina non serviva solo ad attaccare, ma anche a comprendere tramite il flusso algoritmico e l’intuizione, la classifica dei bisogni. Un passo in avanti rispetto al prototipo, la potente visione di Grillo-Casaleggio di disintermediare la democrazia e bombardare i nemici. Ora che convivono con l’olio della scatola di tonno che dovevano aprire con tracotanza (il Parlamento) e sono dominati da un’altra paura, quella di andare a casa, non bisogna dimenticare la furia moralistica degli inizi. Nessuna pietà, nessun garantismo, nessuna tolleranza. Le vittime venivano tritate nella gogna, il mito dell’onestà camuffava l’odio per chi non era dei loro. Ricordate i primi attivisti che circondavano le vittime, le provocavano a favore di telecamerine, poi postavano tutto sul web? In un certo senso, da approcci distanti, Lega e M5s hanno raccolto nelle elezioni del 2018 il bottino di dieci anni di anti-sistema. Oggi i grillini sono i meno teneri con Morisi, ma per uno dei capricci della Storia, sono già stati puniti dal paradosso di Beppe-padre-garantista che difende il figlio presunto-stupratore. Certo ci sono fragilità e fragilità, cosi la pensa anche la sinistra superiore e radical che anche lei si è servita dei social per accerchiare i nemici politici, dal giustizialismo all’irrisione culturale, fino all’esclusione professionale. Vogliamo parlare degli shitstorm che si scatenano sui social quando non si fanno domande politicamente corrette sui femminicidi? La Palombelli non mi sembra parente antropologica di Morisi. Intanto con buona pace di tutti, al governo c’è Draghi che governa sul serio, e il Potere è tornato nelle antiche stanze, nella mitologia della competenza anziché dell’iperdemocrazia da tasto.


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